6 mar 2009

Camminando la mattina

...camminando la mattina attraversi qualche isolato del quartiere, e vedi un bel po' di affissioni, manifesti, cartelli. I tre quarti, nel mio quartiere, sono di Azione Giovani (l'ultimo quarto è di Forza Nuova). Ma sono i soliti, non ci fai più caso, li scorri senza realmente leggerli finché... finché non ti cade l'occhio su un foglio in bianco e nero, un A4 fatto in casa, con una frase e la riproduzione di una locandina. La frase dice:

In data X in Via Y n. Z proiezione del film "I Guerrieri della Notte". Azione Giovani.

E allora ti spaventi. Perché nessuno ti toglie dalla testa l'idea che questi si stiano caricando per l'imminente Stagione delle Ronde.

5 mar 2009

Il dubbio

La incontro in autobus. "Ciao" le faccio sorpreso, lei sfodera un gran sorriso, tanto che sul momento mi viene il dubbio di aver sbagliato persona: non l'ho vista mai sorridermi così, raramente mi ha mai calcolato. Ne guadagna, indubbiamente, ma è strano.
Le sorrido di rimando. "Che ci fai qui? Marco dove l'hai lasciato?" dico, tanto per dire qualcosa. Non mi sono mai sentito a mio agio con chi non ride alle mie battute, e Lisa è una di quelle persone. Erica invece lo era diventata nel tempo, praticamente da quando abbiamo compiuto un anno di storia, e lo è rimasta finché non l'ho mollata per istinto di sopravvivenza, il mese scorso.
"Uff, Marco" mi risponde roteando gli occhi. Sotto gli occhiali dalla montatura spessa ha usato un trucco pesante, scuro, mentre le labbra sono appena appena lucidate. Poi mi parla come se fossimo amiconi: "Marco certe volte diventa una piattola, lasciami almeno queste mattinate di libertà". E mi strizza l'occhio. Stranostrano, penso. "Dannate femmine" la provoco "chi ti dice che sei un sasso insensibile perché non te la fili abbastanza e chi ti dice che sei una piattola perché la cerchi continuamente. Fate pace col cervello" insisto, fintamente serioso e quasi incazzato. Lei scoppia a ridere. Stranostranostrano.
Per un attimo sono tentato di proseguire sul sentiero del nichilismo sociale, rimanere serio e dirle "Non era una battuta". Però Lisa è carina, ha una risata contagiosa e - quando ti calcola - è pure una piacevole compagnia. E allora stendo le labbra quel tanto che basta per farle capire che sono simpatico sì, ma non rido mica a tutte le minchiate che dico. Un po' come lo chef che non mangia le proprie pietanze.
Lei mi si appoggia, forse per caso forse no, e guarda dal finestrone dell'autobus. "Dove scendi?". "Alla prossima" rispondo, immaginando attraverso i sette strati di tessuti vari che ci separano l'inconfondibile durezza del suo seno destro - i maschi per certe cose sono straordinari. "Ma sai che ti dico? Scendo pure io". "E va bene. Ma che devi fare?". "Stavo andando da una mia amica, ma già mi sono pentita". "Ah. E io invece sto andando alla Feltrinelli, ma non mi sono pentito" (serio). E lei ridacchia, di nuovo. Esponenzialmente strano. "Mi offri un caffè?". "Io non offro niente a prescindere, ce la giochiamo a testa o croce" (mio vecchio cavallo di battaglia). "Te lo offro io, zotico". Mi guarda negli occhi e si toglie gli occhiali. Mi costringe a chiedermi fin dove voglia arrivare. Sto al gioco ma qualche campanellino d'allarme nel cervellino comincia a trillare.
Scendiamo dal mezzo e attraversiamo la piazza a passo veloce, col risultato che la prendo in giro perché dal suo metro e sessanta fatica a starmi dietro. Vostra Bassezza, la chiamo, e ancora ride e qui il sospetto quasi si concretizza: nessuna donna di intelligenza media ride tante volte di seguito su delle balle grosse come le mie se non ha secondi fini. Che poi, dubito di essere il primo a sollevare ironicamente l'argomento della sua brevità anatomica, mi aspetterei più una reazione delle serie "sbuffo + sorrisino di circostanza". Ci lasciamo l'Esedra sulla destra e proseguiamo verso la galleria.
"Almeno vuoi ordinare o devo fare l'uomo pure in questo?" attacca sedendosi a un tavolino. "Ma che sei matta? Qui spendiamo, anzi spendi, mille euro per un caffè!". "Stamattina sono ricca. Garçon...". Arrossisco, mentre platealmente alza un braccio per attirare la ragazza che serve ai tavoli, e quasi mi aspetto che costei, piccata, si produca nella celeberrima citazione di Pulp Fiction "Garçon vuol dire RAGAZZO". Invece questa qui, che ha un caschetto rosso e le lentiggini e probabilmente viene da un paese anglofono, ci chiede cosa vogliamo. "Un Martini" spara Lisa, al che non mi posso esimere dal chiederle se usa spesso stonarsi di alcool alle 10 del mattino. Aggiungo un caffè - visti i chiari di luna meglio mantenersi sobri - e provo a tornare sull'argomento Marco, tanto per sondare.
"Insomma non ci vediamo, io te e Marco, Marco tu ed io, da prima che tornassi single". (D'accordo, più che l'argomento Marco è l'argomento Me-stesso. Ho in mente poco altro, che volete farci). "Già" fa lei, "saranno almeno due mesi che io e te non ci vediamo". La demarcazione del territorio è tutt'altro che sottile, e potrei anche sottolinearla... ma preferisco lasciarle corda. Almeno per ora. Lei va avanti e assume il tono più dispiaciuto e comprensivo che una tigre del bengala possa adottare: "Devi esserci stato malissimo, vero?". Io sposto la mano dal tavolo appena in tempo per sfuggire alla sua senza mostrare di aver notato l'intenzione, e la passo tra i capelli che non ho quasi più. Qualche gocciolina di sudore dietro al collo, nonostante il freddo, si fa strada. "Beh ci sto ancora male veramente" rilancio, sulla difensiva. Prima che lei possa dischiudere nuovamente quelle labbra lì, arrivano il Martini e il mio declassato caffè. Lei monta su una sorta di sequenza alternata occhidolci/sguardomaliardo mentre sorseggia, che mi costringe a rinunciare ad una delle direttive primarie ("guardale sempre negli occhi, specie se hanno più di una terza di seno") e concentrarmi a interpretare il mio fondo di caffè mentre mi faccio una serie di domande ovvie e senza risposta: ma che vuole da me questa? fino a ieri a malapena mi diceva ciao, e adesso sembra che ci rincorriamo da anni? ha scoperto che Marco la tradisce e cerca di vendicarsi con uno dei suoi amici? Ma perché sono uscito di casa di sabato mattina?
E io non nego che, quando era poco più che "la ragazza di Marco", qualche pensierino sconcio ce l'ho fatto. Meno le conosci, più è facile, no? Anzi, meglio se ti stanno pure antipatiche. E adesso, adesso è difficile.
Insomma, mi si avvicina con la sedia. Sento l'odore del Martini mentre continua ad elargirmi sorrisi da quelle labbra appena appena spolverate di lucidalabbra, e comprendo che potrei avere dei problemi. Con Marco non ci sentiamo da un pezzo, è vero, ma rimane pur sempre un amico storico... Ecco, magari se ci fossimo tenuti in contatto ora saprei che l'ha mollata perché è una ninfomane assatanata, non prova più niente per lei e anzi me la consiglierebbe caldamente per una bella oretta di sesso selvaggio. O invece avrei ancora nelle orecchie i singhiozzi di un uomo a pezzi con il cuore sbriciolato, che mi darebbero la forza di tenere a bada gli ormoni e piantarla lì al tavolino.
E invece niente, l'ignoranza più completa, che da sempre è amica degli istinti più bassi e animaleschi dell'essere umano. E se riuscissi a mandargli messaggio di nascosto, col cellulare sotto il tavolo? Sì, bravo, e che ci scrivo? "Ciao Marco, com'è andata la tua vita sentimentale negli ultimi due mesi? Malino, sì?". Oppure "Ciao Marco, posso scoparmi la tua donna?".
Tutto avrei potuto aspettarmi nella vita fuor che trovarmi in una situazione del genere. La classica scelta tra una donna e un amico? Da telefilmetto per adolescenti? Tre puntate e mezzo di patemi infantili quando sai che alla fine andranno a letto insieme al cento per cento, con buona pace dell'amico cornuto.
Però diamine, questa non è una donna: è una pentola di sesso bollente. Marco, e che cavolo, da quant'è che non le diamo soddisfazione a 'sta ragazza?
"...Insomma, non ho voglia di sentire la mia amica Patrizia che mi parla della sua depressione, mi capisci? Preferisco farmi quattro risate con te, se hai tempo". E chi si muove. Il bello è che da quando ci siamo seduti ha parlato solo lei, con le labbra e - soprattutto - col corpo. Nei miei fondi di caffè ho letto da un pezzo un unico possibile finale, ma non riesco a farmelo andar giù. Io sono un buono, sono onesto, io non tradisco. Neanche gli amici che non sento da mesi.
...Che fare?

27 feb 2009

CVD

Tempo fa dicevo: attento signor Englaro, lasci il Paese finché può, non gliela faranno passare liscia.

Puntualissimo arriva oggi l'avviso di garanzia: indagato alla procura di Udine per Omicidio Volontario. Su denuncia di un gruppo definito "Verità e Vita". 
Riporto, tanto per sottolinearlo, un passo delle dichiarazioni del cardinale Barragan, Ministro Vaticano della Salute (ogni tanto fa bene ricordarsi che il Vaticano è uno Stato sovrano straniero, con dei ministri veri e propri che non sono quelli di clericale significato, e quando parla lo fa con forza politica oltre che influenza dogmatica):
Se Beppino Englaro ha ucciso la figlia Eluana, «è un assassino» perché «ha violato il quinto comandamento che dice di non uccidere». «Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere, chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia allora è un omicida, se non l’ha ammazzata allora non è un omicida. Questo mi sembra totalmente chiaro».
Non commento oltre perché ho già detto troppo in questi mesi, ma mi pare che ci stiamo avviando verso un finale scontato e tristissimo.

18 feb 2009

Caro Walter

Ti dirò che di cazzate ne hai fatte.
Prima fra tutti la candidatura di Rutelli contro Alemanno per un posto fondamentale come la poltrona di sindaco di Roma.
E poi un sensibile numero di corbellerie quando sedevi al Campidoglio.
E il tacito avallo dell'indulto studiato dal vostro ministro Mastella. E tante, troppe mediazioni con la cosiddetta sinistra estrema e le sue posizioni assurde e distruttive.
Per arrivare al poco memorizzabile jingle delle elezioni (chi lo ricorda?) decisamente sbaragliato dal "Menomalechesilvioc'è" della concorrenza.

Però, però io ci credevo in te. Ti ho sempre concesso quell'onestà che non vedo da molte altre parti, in politica. Un'intelligenza profonda, anche se un po' fregnona - come se dice a Roma. Una simpatia innata che per un politico è importante. (Specie quando dall'altra parte c'è un sedicente "grande battutista"). Il PD era nato come progetto-salvagente, almeno così mi era sembrato... poi mi hai fatto cambiare idea. Quando hai messo alla porta i professionisti del Seggio parlamentare (De Mita, che goduria) e gli avanzi della diccì, almeno un bel po' di loro. Quando ti sei mostrato inflessibile coi radicali. Quando ti sei alleato con Di Pietro (one-man-party, tante belle idee ma nessuna competenza politica o dialettica per attuarle) senza proporre fusioni.
Quando hai continuato ad estromettere dal partito gentaglie varie di cui in precedenza non avevi modo di sbarazzarti.
Anche questo era il problema del PD. Una forte, fortissima identificazione col suo leader che vuoi o non vuoi si è sempre preso tutte le responsabilità. Anche grazie a dei validi quartiermastri che alla lunga si sono tutti rivelati piccoli o grandi giuda.
Ho detto volutamente "era" il problema del PD, perché a mio avviso il PD è finito. Ed è un bel problema per me e per gli italiani che un minimo fanno caso al Paese in cui camminano.
Te ne vai tu, e in sé è un gesto correttissimo. Forse addirittura nobile. Reso maturo dalle spallate dei tuoi finti alleati, dai dalemiani (D'Alema, cosa cazzo hai mai fatto per l'Italia?? ma te ne voi anna'?), dai candidati cretini nei quali hai riposto troppa fiducia, da Rutelli l'eterno babbeo che - ho scoperto da poco - avrebbe addirittura dei seguaci nonostante il suo carisma prossimo allo zero assoluto, e da quando è stato pietosamente mantenuto nel partito non fa che lamentarsi come un settantenne che rievoca i tempi suoi che in realtà non sono mai esistiti, con la lucidità di un pugile suonato.
Te ne vai tra gli sberleffi dei miracolati del PdL, primo fra tutti Maurizio Gasparri che se non fosse quel voltagabbana a metà che è (è furbo lui, non cambia partito ma cambia protettore come una mignotta, è sottilmente passato da sotto l'egida di Fini a quella più capiente e remunerativa di Silvio) sarebbe l'essere più fallito dell'Universo. Che affidano alle telecamere i loro commenti goliardici della serie "Datecene mille di avversari come Veltroni" contenti di stare sul carro giusto. Chissà Mastella come se la ride, o Capezzone. I migliori prodotti contemporanei dell'arte del trasformismo.
Te ne vai, e lasci un partito che non esiste più. Un  progetto che da come la vedo io non ha modo di continuare a dibattersi senza il suo principale promotore. Hai voglia a dire che ti dimetti per non coinvolgere il partito nel tuo "tramonto", perché spiegami chi dovrei votare io adesso al posto tuo.
D'Alema sta sempre dietro a muovere fili di non si sa quale immaginario Risiko alberghi nella sua mente, ma l'importante è tramare. Bersani? L'uomo simpatico quasi come i calcoli biliari con la sua costante espressione da "ma che cazzo dici" stampata in faccia?
O qualche altro signor nessuno di spessore come Franceschini o Enrico Letta? Ah beh.
Il centro-sinistra ha finito il suo lungo ciclo di disfacimento, e per l'Italia è davvero grave. Mi aspetto un rapido rimestarsi di piccoli partitini che confluiranno prima o dopo nel PdL, a pezzi o per intero. Come mosche che fuggono disordinatamente dalla pagnotta di sterco calpestata dallo zoccolo di un cavallo, per andarsi a posare sulla pagnotta più grande poco più in là.  E di qua chi rimane? Ferrero? coi la sua poetica di proclami improbabili per un comunista, per uno di centro, per uno di centrosinistra e pure per uno sano di mente? Casini? Da buon centrista troverà un buon compromesso per non perdere l'identità di partito e saltare comunque sul carro buffonesco dei vincitori. Tanto per giustificare il suo 5%.
Eppoi Di Pietro. Mi toccherà votare Di Pietro e fare il duro e puro come lui, ma di durezza e di purezza non si comanda in Italia (e nella quasi totalità del resto del mondo). Salvo la coscienza e mi rassegno ad annegare nel magma di ingiustizie legalizzate (prossime alla patente di "Giustizia", quindi) promosso dall'attuale maggioranza, perdendo la voce in velleitari strilli di indignazione.
O forse voto Berlusconi e comincio pure io a prendere per le natiche i poveri idealisti, che è più divertente.
Cari lettori, se ci siete ancora, ditemi qualcosa. La questione non è più chi cazzo ho votato ma... chi cazzo voto??

17 feb 2009

Telegrafico

Sono preoccupato. Velocissimo perché devo andare a casa.

Catastrofe PD in Sardegna grazie alla fine gestione d'immagine di Soru l'imprenditore/politico più amato dagli italiani. Un altro pezzo che si smonta.

Mastella alle Europee col PdL. Sono davvero sorpreso. Ma sempre molto preoccupato - già lo vedo seduto lì sul seggio europeo.

Veltroni si dimette e pare che non sia una mossa tattica. Può non piacere quanto volete ma adesso la fotografia dello sbando totale dell'unica alternativa esistente a "quegli altri" è proprio totale. Aiut, aiut.

Blackout al GF. E Marco ci informa che non tornerà con Lea. Ultima notizia, ma non meno importante. MA 'STI CAAAAAA...