Parliamo ancora di libri, o meglio di lettori.
Se sia più nobile, diceva quello, rimanere nel Vuoto cosmico culturale e far parte di quella maggioranza (ma non più tanto) che legge meno di 2 libri l'anno, dove spesso tendiamo a zero, oppure leggere come dannati solo narrativa di bassa qualità ritenendo che si tratti del massimo sul mercato. Rimarco doverosamente l'ultima postilla: ritenendo che si tratti del massimo sul mercato, perché qualora il lettore sia sull'avviso che sta leggendo nel migliore dei casi roba commerciale, è suo pieno diritto bearsene comunque. Tanto per chiarire facendo qualche nome: meglio il giovine poco interessato alla lettura, o il giovine che si ciba di tutto ciò che esce dalla scriteriata penna dei vari Moccia pensando che non esista di meglio? Voi direte: basta che legga! E io non ne sono più tanto sicuro. Perché ci sono una serie di conseguenze.
Mondo ideale. Il bravo scrittore Tizio produce un capolavoro. In quanto capolavoro, la casa editrice Pomodori lo legge e lo pubblica, e gli dà grandissimo risalto perché sa che il testo è di alta qualità e quindi avrà un grosso seguito. Migliaia, che dico migliaia milioni di lettori fanno la fila in libreria per leggere l'ultima opera di Tizio: risultato, i milioni di lettori sono contenti e si beano di una cosa buona, la Pomodori fa i soldi ed è soddisfatta per aver guadagnato con un prodotto di qualità, Tizio fa i soldi anche lui ed è spronato a continuare su questo binario della robbabbuona. Vissero felici e contenti, sipario.
Mondo Vero. Tizio produce un capolavoro, e Caio una cagata pazzesca che però è molto appealing per i gggiovani. Mandano entrambi il manoscritto all'editore Pomodori che dovendo scegliere (non è che pubblichiamo tutti qui alla gloriosa Pomodori!) cestina Tizio e fiuta l'affare su Caio. Monta su una campagna pubblicitaria mostruosa e accattivante presentando Caio come il nuovo talento della narrativa italiana nonché l'unico, vero interprete delle coscienze giovanili. Masse di fanciulli accorrono a impiegare la paghetta nello sconcio, leggono perché la storia tocca le corde giuste e cominciano ad acquisire il modello. Mettiamoci pure che genitori e scuola finora non gli hanno fatto amare granché la lettura e quindi come termine di paragone hanno nel migliore dei casi classici poco adatti a loro bollati come mattoni illeggibili: lo stile diretto e il gergo terra terra di Caio li conquista da subito. Grande successo, folle che aspettano Caio fuori dalle librerie, film in gran copia, l'autore comincia a credersi Vate e perpetua il mito del profeta. La Pomodori gongola e comincia a preparare la prossima campagna senza manco sapere cosa scriverà Caio nel suo prossimo blockbuster, tanto basteranno pochi accorgimenti per adattare il tutto. Il termine qualità perde di significato e confonde causa con effetto: dal "è buono quindi vende" al "vende quindi è buono". Tizio smette di scrivere, o alla peggio comincia a produrre panettoni scimmiottando Caio e sperando che ci sia posto pure per lui nella grande torta. La critica si adegua. I dissidenti vengono tacciati di bruciante invidia e messi a tacere. Sipario.