08 ago 2008

A chi m'ha bucato le gomme

A te, che m'hai bucato le gomme.
A te, artista della lama multi-uso
a te, notturno ratto da marciapiede
a te, eroe della guerriglia fai-da-te;
che orgoglioso appiedasti dieci e più famiglie
che appagato dell'altrui madonne ora ti bei
che occultamente trai vanto dell'ardita impresa
laggiù seduto al baretto;
bucàstimele lato marciapiede
ché in strada allo scoperto ti cagasti
bucàstimele nottetempo come i ladri
ché il giorno in spiaggia a fareuncazzo lo spendesti.
A te gran mastro di squarci et orifizi
dal mio canto in gran copia te ne auspico:
un buco nel cesso della magion tua
acciocché s'impiastri de' liquami degli scarichi del quartiere tutto - compresi i miei;
un buco nel cellophan che tutto preserva

(figuriamoci il tuo piccolo arnese)
salvo accorgerti quand'è troppo tardi che non ti serviva
poiché
la passeggiatrice che con fatica e orgoglio rimediasti sul Raccordo
è in realtà un Passeggiatore Kenyota dopato da una tribù di sciamani

dall'eloquente nome di "Baobab-che-cammina";
e infine
un buco molto più grande dell'attuale

per ottemperare ai tuoi fisiologici bisogni
(nel tuo bagno oramai ridotto a una fogna)
in conseguenza del suddetto Ana(l)tema.


[Chiedo scusa se la metrica si è progressivamente disfatta: licenza poetica da incazzo]

06 ago 2008

I soliti tardivi

E una voce si levò stentorea dai seggi del Parlamento: gli azzurri non sfilino alle Olimpiadi, il regime va denunciato. Non tutti, fortunatamente. Ma quei pochi, Gasparri e baby-Meloni in testa, fanno notizia. D'altronde non si poteva mica dire qualche settimana fa: "noi i nostri non li mandiamo per protesta!". Eh no, sai quanto c'è da perdere a una mancata partecipazione alle Olimpiadi (chiariamoci: sarebbe stata una richiesta disastrosa ma almeno coerente). Meglio fare la sparata adesso che ormai i giochi (e non i Giochi) sono fatti così portiamo a casa la nostra porca figura, alla faccia del Governo di destra.
Quanta ipocrisia... E non parlo solo dei nostri. Chissà chi decretò la Cina come Paese ospitante tanti anni fa. E non è che la "questioncina" tibetana vada avanti dall'altro giorno. Però adesso fa tanto comodo cavalcare le manifestazioni di dissenso.
E per una volta mi sento dalla parte degli sportivi. Che qualcuno avrà già definito egoisti, per voler mettere i propri sogni di fronte alla necessità dell'ultim'ora di manifestare il dissenso. Cioè questi si sono fatti il mazzo per anni, e non parlo di quelli abbonati ma dei tanti giovani nuovi che si sono guadagnati col sudore la prima sfilata alle Olimpiadi, che - ricordiamolo - per parecchi sport è la massima cerimonia alla quale aspirare nel corso della propria vita. Però no, dato che qualcuno anni fa si è messo a tavolino e ha designato la Cina - che allora non era un Paese più liberale o meno spietato di adesso - e io sono stato tanto sfigato da aver raggiunto il mio apice atletico proprio in questo periodo, tanto piacere e disertiamo la cerimonia di apertura. D'altronde che vuoi che sia, fra quattro anni ci riprovi noo?
Mentre c'è chi i prossimi quattro anni li passerà a grattarsi le gonadi in Parlamento e a dire minchiate.

04 ago 2008

Art Bigòtt

Si torna indietro nel tempo... non con la poetica macchina di H.G. Wells, né tantomeno con la più moderna DeLorian di Marty McFly, e nemmeno col T.A.R.D.I.S. di di Doctor Who. Una volta ci si divertiva a dipingere foglie di fico sugli "uccellini" dei grandi affreschi per non offendere la delicata sensibilità di nobili ed ecclesiasti. Poi qualcuno un po' toccato in testa ha deciso di farsi un mazzo tanto per restaurare 'sti dipinti e "smutandarli" agli antichi fasti. Sicuramente qualche soggetto sovversivo e un po' gay.
E adesso, ritorno al futuro!
Ma attenzione, non si parla di virili trittici di vigorosi, ehm, rami d'albero corredati da sodissime, diciamo, castagne: no, qui parliamo di un virginale e poco prosperoso seno femminile. Mi riferisco a questo dipinto di Tiepolo. Secondo il portavoce Bonaiuti si è trattato di un eccesso di solerzia: "diciamo che è stata un’iniziativa di coloro che, nello staff presidenziale, provvedono alla cura dell’immagine di Berlusconi". Il "capezzolino", come l'hanno chiamato, avrebbe potuto turbare quanti la sera sedevano estasiati davanti al tiggì a bearsi del silvio-faccione, e proprio lì vicino alla pelata venivano distratti dal bottoncino di rosa.
Voglio proprio vedere quanto ci vuole a rimediare a 'sta mandrakata. Sempre che si faccia. Ad averceli, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli, oltre ad appendere per le gengive (per non essere più cattivi) i curatori d'immagine del premier.
Spero dentro di me che nessuno abbia messo a bilancio l'interventino, altrimenti ci toccherà pure pagare per aver rovinato l'opera di uno dei massimi artisti del Settecento italiano.
Ché se uno potesse permettersi di buttare un televisore, sarebbe carino fare i baffi e le corna con l'uniposca nero (punta scalpello) nella zona dello schermo in cui di solito appare la testa di Berlusconi alle conferenze. E guardarselo così, per un po' di sere. Alla faccia del capezzolino scomparso.

01 ago 2008

Conversazioni difficili

"Papà, papà!"
"Dimmi tutto".
"Senti, ma... se mi piacesse uno...".
"..."
"Su, non mi guardare così! sono ancora piccola".
"Appunto".
"Però diciamo che mi piace uno".
"Vabbe'. Allora?"
"Uff, se la prendi così vado da mamma".
"...Hai tutta la mia attenzione".
"Era ora. Mi piace uno, diciamo che si chiama Augusto".
"...un bambino di otto anni che si chiama Augusto?"
"Mamma...!"
"Su su, scherzavo. Insomma, questo Augusto..."
"Allora, ci ho parlato un po'".
"Bene...?".
"...e non sono d'accordo su niente di quello che dice".
"Ah. Per esempio?"
"Boh. I film che gli piacciono. Come parla della maestra. Un po' di tutto".
"Ma allora perché ti piace?"
"Perché è bello!"
"..."
"Insomma, c'ho un dubbio".
"Vai".
"Se devo dirglielo o no".
"Che la pensi diversamente da lui?".
"Che dice cavolate".
"Non si dicono queste parole".
"Sì papà, sì...".
"..."
"Allora?"
"Allora, certo che devi dirglielo. Magari con delicatezza, ma devi dirglielo".
"Ma tutte le altre che gli stanno dietro dicono di sì a tutto, e fanno a gara per dargli ragione!".
"Appunto. Distinguiti dalla massa e fagli capire che sei al suo livello".
"Ma non mi hai sempre detto di tenermi le cose per me per non litigare?".
"Uhm, solo se la persona che hai davanti non ti interessa".
"..."
"Mi spiego meglio. Hai presente tua madre ed io?"
"E come non potrei".
"Ci avrai visti... discutere, qualche volta".
"Vorrai dire che qualche volta vi ho visti anche d'accordo".
"Vabbe', questione di equilibri. Comunque ti sarai chiesta come mai raramente uno dei due lascia andare".
"Una o duemila volte. E ho solo otto anni e mezzo".
"Ecco, il punto è proprio questo: se tieni ad una persona, ci tieni pure che abbia ben chiaro come la pensi tu. E' una questione di rispetto, tra le altre cose. Sarebbe scarsa considerazione dargli, o darle, ragione solo per evitare una discussione".
"..."
"Non ti ho convinta".
"No".
"Allora. Discutere con qualcuno significa che consideri quel qualcuno degno della tua attenzione, dei tuoi sforzi, dei tuoi pensieri. Ci sei?".
"D'accordo".
"Se invece reputi quel qualcuno uno stupido, non ci perdi nemmeno tempo a cercare di convincerlo delle tue idee. Chiaro?"
"Cavolate no e stupido sì?"
"..."
"Comunque adesso è chiaro".
"Bene".
"E se lui la prende male?".
"Accettare le critiche, o comunque ascoltare le opinioni degli altri anche quando sono diverse dalle nostre, è sintomo di intelligenza".
"E se non è intelligente?".
"Dimmi che non vuoi stare con un idiota, ti prego... Va bene, scusa, idiota non si dice! A papà ogni tanto scappano".
"Dai scherzo. Grazie, magari ti faccio anche sapere com'è andata".
"Eh, magari..."
***
"Novità?".
"Mah sai papà, ne ho parlato anche un po' con la mamma".
"..."
"Dice che è totalmente d'accordo con te...".
"Davvero?".
"...in un mondo ideale".
"Ti pareva".
"Dice che se mi presento così come dici tu probabilmente non mi parlerà più, perché è un bambino di otto anni e non un adulto".
"..."
"E che quindi magari è meglio stargli un po' intorno e fargli gli occhi dolci per ora".
"Che intendi fare?"
"Papà, se non te la prendi troppo...".
"Ma figurati".
"Daii! Se non funziona come dice la mamma, giuro che provo la tua. Male che vada, avrò perso un po' di tempo".
"Ma certo, tesoro".
"Eddai papà...".