26 mar 2009

BUFFONI

Ma non è che mi aspettassi di più. Che il cosiddetto ddl sul biotestamento dovesse diventare una buffonata da un lato, e una superleccata al Vaticano dall'altro, era nell'aria - oltre che nel DNA di questa fottutissima maggioranza che ci governa.
Purtroppo in mezzo c'è anche che ci calpestano i diritti più elementari.
Discorso semplice, quello che ci ribadiscono dai banchi del PdL. "Eh, noi non volevamo dover legiferare su un argomento così" (fino a ieri a detta di tutti c'era un trasversale orrore per il vuoto legislativo universalmente riconosciuto) "ma quei biechi magistrati ci hanno forzato la mano e adesso peggio per loro" (o meglio peggio per tutti noi, ahimé).
Ma quello che più mi fa tremare il ditino mentre scrivo, in questo momento, è che amano riempirsi la bocca con la Crociata per la Vita. Li vedo, in giro, i manifesti sui grandi valori del Piddielle e del cosiddetto Popolo della Vita, contro i Signori della Morte e dell'eutanasia (che saremmo noi che gradiremmo la libertà di decidere degli stracazzi nostri). Buffoni. Ipocriti. Falsi.  Integralisti dei miei stivali, nel migliore dei casi (ma non ce ne sono di questi tra i politici, solo gruppi di cittadini sfruttati altrettanto biecamente nelle loro convinzioni totalitar-cattoliche). Parlano, e si autoproclamano paladini (postumi) di Eluana Englaro - Dio, che nervi! Senza un minimo di ritegno, di dignità, di di... Il fatto che poi il loro "alto sentire" sia in totale disaccordo con la posizione della famiglia, gli unici un minimo più autorizzati a interpretare le volontà di una persona che non era più in grado di esprimerne da vent'anni...
La beffa viene da quelle trottoline dell'UDC, prossimi a rientrare alla base : l'emendamento da loro fortemente voluto, e approvato alla Camera assieme al ddl, autorizza i medici a non tenere conto delle volontà del paziente dichiarate nel cosiddetto biotestamento che a questo punto diventa una biobarzelletta. BUFFONI. PAGLIACCI. PUPAZZI. Mi fate schifo.
Il danno è invece insito nel cuore del testo approvato. Alimentazione artificiale e idratazione non saranno rifiutabili nemmeno mediante dichiarazione preventiva. Nemmeno dicendo, che so, "andate avanti almeno per 10 anni poi staccate tutto". Che poi il termine "alimentazione artificiale" può essere interpretabile in maniera molto lasca, fino a comprendere trasfusioni e chissà che altro.
E tutto questo, come ci ricorda Gasparri, per far godere le suorine del dolore di Lecco e le loro pari. E (ri)prendersi i loro voti.

PS I più letti del giorno per il Corriere sono:
Ma fortunatamente il più letto del mese è sempre

16 mar 2009

Bentornati nel Medioevo

Ebbene sì, data la condotta "vivace" del Vaticano di questi primi scorci di ventunesimo secolo, è normale che ogni tanto qualche Ministro Cattolico si esalti e si faccia prendere un po' la mano. Capita così che un vescovo brasiliano impartisca su due piedi la Scomunica all'equipe di medici che hanno praticato l'aborto ad una bimba di nove (9) anni stuprata dal patrigno e in attesa di un parto gemellare, nonché alla madre della stessa, in qualità di mente patrocinante dell'insano atto. Hai voglia a dirgli che una bimba di nove anni non ha esattamente il fisico per reggere indenne un parto gemellare, che forse forse una vita (bella formata e sviluppata) la salvi pure se per una volta chiudi un occhietto sulle tue assurde convinzioni da mentecattolico, che - si salvi chi può - addirittura le legge dell'Uomo in questo caso lo definisce pure legale, l'aborto per stupro. Tuona l'alto prelato, LA LEGGE DI DIO E' SUPERIORE A QUELLA DELL'UOMO! E volendo anche un più inflazionato ma sempre attualissimo ME NE FREGO!. Lungi poi da chiunque fare considerazioni sulla distruzione della giovane vita della piccola, che oltre a riportare qualche traumetto sparso per le meravigliose esperienze fin qui subite, si ritroverebbe pure mamma di due gemelli a nove anni e senza padre - o meglio, con un padre-nonno in galera a vita. Massì, fiat voluntas dei, anzi meglio DEUS VULT, Dio Lo Vuole - come diceva lo buon Monaco Zenone dell'Armata Brancaleone. Tra l'altro, in un primo momento il Vaticano ha pure avallato: "Bravo Sobrinho! Sei il nostro Mourinho!". Il giorno dopo il Vescovo Fisichella ha scritto invece qualosa di laicamente e pure cristianamente sensato sull'Osservatore Romano, e meno male che anche fra loro qualcuno di buonsenso ci sta.
Ché poi cosa vuoi che sia una scomunichetta in Brasile, Paese per niente cattolico... al massimo al massimo il fornaio si rifiuterà di vender loro il pane. Il farmacista, magari, non gli passerà più il paracetamolo. Il prossimo medico che beccano li lascerà in corsia a marcire. Che vuoi che sia.
E io... che dico, io? Mi tocca, umilmente, attingere alla saggezza degli antichi e parafrasare un immenso Totò in "I due colonnelli".
Caro signor arcivescovo di Recife monsignor Sobrinho, CI SI PULISCA IL CULO CON LA SCOMUNICA!

11 mar 2009

Caffarella Story

Ora.
Magari saranno due stupratori patentati.
Magari sono ladri, picchiano i bambini, si drogano, spacciano agli asili e si divertono a rovesciare le carrozzelle dei disabili. Sono pure indubbiamente due brutti ceffi.
Però riassumendo...
Pigliano il primo. Questo dopo un po' confessa (vorrei sapere con che livello di dettaglio) e tira in ballo il compare. Le vittime li riconoscono a botta sicura: sono loro. Addirittura uno dei due viene riconosciuto da un'altra donna, per uno stupro a Primavalle. Tutto quadra, tranne per un particolare... il materiale genetico prelevato dalla ragazza violentata non è il loro. Rifanno il controllo: acqua, di nuovo (attenzione: a giudicare dalle varie notizie non è che non hanno trovato il loro DNA, è che ne hanno trovato UN ALTRO). La scientifica allora si butta su un trench che potrebbe riportare tracce di sangue, ma dopo due giorni non se ne sa più nulla. Il tizio ritratta e dice che l'hanno fatto confessare a calci, chissà, ma non sarebbe la prima volta. Quella di Primavalle improvvisamente non è più sicura di aver riconosciuto il proprio aguzzino. Urgerebbe battere qualche altra strada ma la procura insiste: Nonnonnonnonnò, sono proprio loro, me li tengo qui un altro po' e vedrai che li incastro. Un sedicente testimone esce fuori al momento giusto a dire che li ha visti nel parco quella sera. Insomma: pure se non sono stati loro, sono colpevoli perché stavano lì e non hanno fatto niente (e qui mi viene da chiedere come mai non sia stato incarcerato il testimone che pure lui stava lì a fare lo spettatore). La Procura non si accorge che con tali corpose motivazioni a supporto del castello accusatorio anche l'avvocato di Topo Gigio li può tirare fuori, e così è: stranamente il giudice del Riesame, tirato in ballo, dà ragione ai due loschi. Qualcuno evidentemente rosica: almeno uno dei due lo si può lasciare in gattabuia finché non cade la questione di Primavalle, ma l'altro? E qui c'è la trovata creativa, la genialata, il coup-de-maitre. L'altro, signori e signore, te lo incrimino per calunnia e autocalunnia. Cioè: non potendolo perseguire per falsa testimonianza perché ciò che si dice negli interrogatori sostanzialmente per la legge italiana conta pochino, lo buggeriamo con la motivazione che ha calunniato non solo il suo compare tirandolo in ballo ad minchiam, ma addirittura - scusate ma questa è kafkiana - si è autocalunniato da solo confessando una cosa non vera.
A parte che invoco il conforto dei miei lettori giuristi per confermarmi che la calunnia è passibile di custodia cautelare (anche se forse hanno configurato pure favoreggiamento, ma su che base?) nel qual caso mi viene in mente una trentina di nomi della politica e dello spettacolo che dovremmo trovare al gabbio.
Se questo teatrino non fosse stato montato intorno ad un episodio gravissimo, ci sarebbe davvero da ridere. Mentre questi si divertono a fare esercizi di Penale Creativo, i proprietari dei due profili genetici individuati dalla scientifica ormai giorni e giorni fa chissà dove sono andati a rintanarsi. Peccato, avranno pensato in molti, che la cosa non si sia conclusa nella maniera più veloce e rassicurante...

09 mar 2009

E' figlia di Chuck Norris

Notte.
Lei si lamenta. E' il mio turno di stare dalla parte del suo lettino, quindi ogni cinque minuti mi metto seduto e cerco di placarla. Dopo una ventina di minuti di pianti isterici (i denti, sempre i DENTI, mi dico per non cedere all'infanticidio) si calma.
Mi stendo, sempre sul chi vive, e aspetto il prossimo urletto... passa un minuto, due, dieci. Comincio a sentire il sonno dei giusti che arriva. E poi una parola, distinta, dal lettino a fianco:
"No-nno".
Sta sognando, mi dico. Immobile, un po' più lontano dal famoso sonno di cui sopra, mi autoconvinco a ignorarla.
"No-nno".
Ci manca solo che se lo sogni il nonno, già lo cita a più riprese tutto il giorno, già gli fa gli occhi dolci tutte le volte che sta con lui (con grande soddisfazione della nonna) insomma non mi sorprendo più di tanto, basta che stia tranquilla.
"Ppapàaaaaaaaa". (Che non è uno strillo, sia chiaro: è il suo modo buffissimo di chiamarmi. Si inerpica vertiginosamente sul primo "pa", per poi scendere rotolando sul secondo accentato. Colpa mia, probabilmente, di quando cercavo di insegnarle la differenza tra PAPPPPA e pPPAPàaaa). Articolato 'sto sogno, mi dico. Ma lei insiste. Papàaaaa, Papàaaaa, Papàaaa. Al che mi alzo e me la vedo in piedi nel lettino che mi guarda. Sorrido (sono sempre contento quando mi chiama, pure se sono le 3 di notte... almeno per ora) e le sussurro conciliante "Sì va bene tesoro, però adesso nanna" e la rimetto sdraiata su un fianco, in quella che con la mamma ci illudiamo sia la sua posizione preferita per dormire. Lei non protesta, anzi insiste tra Papàaaaa e Nnnannnna, poi d'improvviso il lampo: alza le zampine e si esibisce in un calcio ruotato dal lenzuolo che prende il ppapàaaa in pieno mento.
Allora capisco tutto. A cominciare dagli occhi azzurri che non abbiamo né io né la mamma. E per finire con la tecnica del calcio rotante, imparata prima di imparare a camminare. Finalmente è tutto chiaro: il famoso idraulico segreto è proprio lui, l'immarcescibile Chuck Norris.

06 mar 2009

Camminando la mattina

...camminando la mattina attraversi qualche isolato del quartiere, e vedi un bel po' di affissioni, manifesti, cartelli. I tre quarti, nel mio quartiere, sono di Azione Giovani (l'ultimo quarto è di Forza Nuova). Ma sono i soliti, non ci fai più caso, li scorri senza realmente leggerli finché... finché non ti cade l'occhio su un foglio in bianco e nero, un A4 fatto in casa, con una frase e la riproduzione di una locandina. La frase dice:

In data X in Via Y n. Z proiezione del film "I Guerrieri della Notte". Azione Giovani.

E allora ti spaventi. Perché nessuno ti toglie dalla testa l'idea che questi si stiano caricando per l'imminente Stagione delle Ronde.

05 mar 2009

Il dubbio

La incontro in autobus. "Ciao" le faccio sorpreso, lei sfodera un gran sorriso, tanto che sul momento mi viene il dubbio di aver sbagliato persona: non l'ho vista mai sorridermi così, raramente mi ha mai calcolato. Ne guadagna, indubbiamente, ma è strano.
Le sorrido di rimando. "Che ci fai qui? Marco dove l'hai lasciato?" dico, tanto per dire qualcosa. Non mi sono mai sentito a mio agio con chi non ride alle mie battute, e Lisa è una di quelle persone. Erica invece lo era diventata nel tempo, praticamente da quando abbiamo compiuto un anno di storia, e lo è rimasta finché non l'ho mollata per istinto di sopravvivenza, il mese scorso.
"Uff, Marco" mi risponde roteando gli occhi. Sotto gli occhiali dalla montatura spessa ha usato un trucco pesante, scuro, mentre le labbra sono appena appena lucidate. Poi mi parla come se fossimo amiconi: "Marco certe volte diventa una piattola, lasciami almeno queste mattinate di libertà". E mi strizza l'occhio. Stranostrano, penso. "Dannate femmine" la provoco "chi ti dice che sei un sasso insensibile perché non te la fili abbastanza e chi ti dice che sei una piattola perché la cerchi continuamente. Fate pace col cervello" insisto, fintamente serioso e quasi incazzato. Lei scoppia a ridere. Stranostranostrano.
Per un attimo sono tentato di proseguire sul sentiero del nichilismo sociale, rimanere serio e dirle "Non era una battuta". Però Lisa è carina, ha una risata contagiosa e - quando ti calcola - è pure una piacevole compagnia. E allora stendo le labbra quel tanto che basta per farle capire che sono simpatico sì, ma non rido mica a tutte le minchiate che dico. Un po' come lo chef che non mangia le proprie pietanze.
Lei mi si appoggia, forse per caso forse no, e guarda dal finestrone dell'autobus. "Dove scendi?". "Alla prossima" rispondo, immaginando attraverso i sette strati di tessuti vari che ci separano l'inconfondibile durezza del suo seno destro - i maschi per certe cose sono straordinari. "Ma sai che ti dico? Scendo pure io". "E va bene. Ma che devi fare?". "Stavo andando da una mia amica, ma già mi sono pentita". "Ah. E io invece sto andando alla Feltrinelli, ma non mi sono pentito" (serio). E lei ridacchia, di nuovo. Esponenzialmente strano. "Mi offri un caffè?". "Io non offro niente a prescindere, ce la giochiamo a testa o croce" (mio vecchio cavallo di battaglia). "Te lo offro io, zotico". Mi guarda negli occhi e si toglie gli occhiali. Mi costringe a chiedermi fin dove voglia arrivare. Sto al gioco ma qualche campanellino d'allarme nel cervellino comincia a trillare.
Scendiamo dal mezzo e attraversiamo la piazza a passo veloce, col risultato che la prendo in giro perché dal suo metro e sessanta fatica a starmi dietro. Vostra Bassezza, la chiamo, e ancora ride e qui il sospetto quasi si concretizza: nessuna donna di intelligenza media ride tante volte di seguito su delle balle grosse come le mie se non ha secondi fini. Che poi, dubito di essere il primo a sollevare ironicamente l'argomento della sua brevità anatomica, mi aspetterei più una reazione delle serie "sbuffo + sorrisino di circostanza". Ci lasciamo l'Esedra sulla destra e proseguiamo verso la galleria.
"Almeno vuoi ordinare o devo fare l'uomo pure in questo?" attacca sedendosi a un tavolino. "Ma che sei matta? Qui spendiamo, anzi spendi, mille euro per un caffè!". "Stamattina sono ricca. Garçon...". Arrossisco, mentre platealmente alza un braccio per attirare la ragazza che serve ai tavoli, e quasi mi aspetto che costei, piccata, si produca nella celeberrima citazione di Pulp Fiction "Garçon vuol dire RAGAZZO". Invece questa qui, che ha un caschetto rosso e le lentiggini e probabilmente viene da un paese anglofono, ci chiede cosa vogliamo. "Un Martini" spara Lisa, al che non mi posso esimere dal chiederle se usa spesso stonarsi di alcool alle 10 del mattino. Aggiungo un caffè - visti i chiari di luna meglio mantenersi sobri - e provo a tornare sull'argomento Marco, tanto per sondare.
"Insomma non ci vediamo, io te e Marco, Marco tu ed io, da prima che tornassi single". (D'accordo, più che l'argomento Marco è l'argomento Me-stesso. Ho in mente poco altro, che volete farci). "Già" fa lei, "saranno almeno due mesi che io e te non ci vediamo". La demarcazione del territorio è tutt'altro che sottile, e potrei anche sottolinearla... ma preferisco lasciarle corda. Almeno per ora. Lei va avanti e assume il tono più dispiaciuto e comprensivo che una tigre del bengala possa adottare: "Devi esserci stato malissimo, vero?". Io sposto la mano dal tavolo appena in tempo per sfuggire alla sua senza mostrare di aver notato l'intenzione, e la passo tra i capelli che non ho quasi più. Qualche gocciolina di sudore dietro al collo, nonostante il freddo, si fa strada. "Beh ci sto ancora male veramente" rilancio, sulla difensiva. Prima che lei possa dischiudere nuovamente quelle labbra lì, arrivano il Martini e il mio declassato caffè. Lei monta su una sorta di sequenza alternata occhidolci/sguardomaliardo mentre sorseggia, che mi costringe a rinunciare ad una delle direttive primarie ("guardale sempre negli occhi, specie se hanno più di una terza di seno") e concentrarmi a interpretare il mio fondo di caffè mentre mi faccio una serie di domande ovvie e senza risposta: ma che vuole da me questa? fino a ieri a malapena mi diceva ciao, e adesso sembra che ci rincorriamo da anni? ha scoperto che Marco la tradisce e cerca di vendicarsi con uno dei suoi amici? Ma perché sono uscito di casa di sabato mattina?
E io non nego che, quando era poco più che "la ragazza di Marco", qualche pensierino sconcio ce l'ho fatto. Meno le conosci, più è facile, no? Anzi, meglio se ti stanno pure antipatiche. E adesso, adesso è difficile.
Insomma, mi si avvicina con la sedia. Sento l'odore del Martini mentre continua ad elargirmi sorrisi da quelle labbra appena appena spolverate di lucidalabbra, e comprendo che potrei avere dei problemi. Con Marco non ci sentiamo da un pezzo, è vero, ma rimane pur sempre un amico storico... Ecco, magari se ci fossimo tenuti in contatto ora saprei che l'ha mollata perché è una ninfomane assatanata, non prova più niente per lei e anzi me la consiglierebbe caldamente per una bella oretta di sesso selvaggio. O invece avrei ancora nelle orecchie i singhiozzi di un uomo a pezzi con il cuore sbriciolato, che mi darebbero la forza di tenere a bada gli ormoni e piantarla lì al tavolino.
E invece niente, l'ignoranza più completa, che da sempre è amica degli istinti più bassi e animaleschi dell'essere umano. E se riuscissi a mandargli messaggio di nascosto, col cellulare sotto il tavolo? Sì, bravo, e che ci scrivo? "Ciao Marco, com'è andata la tua vita sentimentale negli ultimi due mesi? Malino, sì?". Oppure "Ciao Marco, posso scoparmi la tua donna?".
Tutto avrei potuto aspettarmi nella vita fuor che trovarmi in una situazione del genere. La classica scelta tra una donna e un amico? Da telefilmetto per adolescenti? Tre puntate e mezzo di patemi infantili quando sai che alla fine andranno a letto insieme al cento per cento, con buona pace dell'amico cornuto.
Però diamine, questa non è una donna: è una pentola di sesso bollente. Marco, e che cavolo, da quant'è che non le diamo soddisfazione a 'sta ragazza?
"...Insomma, non ho voglia di sentire la mia amica Patrizia che mi parla della sua depressione, mi capisci? Preferisco farmi quattro risate con te, se hai tempo". E chi si muove. Il bello è che da quando ci siamo seduti ha parlato solo lei, con le labbra e - soprattutto - col corpo. Nei miei fondi di caffè ho letto da un pezzo un unico possibile finale, ma non riesco a farmelo andar giù. Io sono un buono, sono onesto, io non tradisco. Neanche gli amici che non sento da mesi.
...Che fare?