31 ott 2008

Provocazioncina

Per la gioia di Gianrico, veloce commentino sulle ultime esternazioni vaticane in tema di sacerdozio e psicologia. Linko anche l'articolo di TGCom per maggiore chiarezza (e ho detto tutto).
Insomma si conferma che i sacerdoti froci proprio non li vogliamo. Non mi va, sul momento, di approfondire il tema secondo cui tra le "gravi immaturità" viene identificata anche la "tendenza omosessuale fortemente radicata". Però mi chiedo e vi invito a riflettere: possibile che, nel momento in cui io aspirante prete fr... d'accordo, GAY, dico: ma che vi frega se preferisco l'uccellino alla farfallina, dopotutto mi sto impegnando a rinunciare sia all'uno che all'altra! mi viene risposto: eh no, se ti sogni di fare la locomotiva nei trenini sei patologicamente immaturo, dovresti invece farti le fantasie con le donne vestite di pelle e i frustini e allora sì che è vocazione vera.
Chiaramente esagero. Però nella lista dei "contro" le perversioni sessuali etero io non ce le ho trovate.
Facendo però un parallelo col fatto che, come risaputo, solo i Maschi possono accedere al sacerdozio, forse ho trovato la risposta: fare il prete è roba da MACHO. Yeah.

29 ott 2008

Sporchi bianchi (e bianche)

Cominciano a scomparire dai giornali certe notizie. O ad essere dirottate sulla versione locale, e comunque di certo non le si trovano più in prima pagina. Così per scovare l'ennesimo episodio grave di razzismo a Roma sul WEB ho dovuto cercarlo su Google, dopo averlo letto stamattina su un quotidiano gratuito.
Ti credo che i Blog li vogliono assimilare alla stampa comune... è inutile fare tanta fatica a far scomparire le notizie scomode e preoccupanti se poi il primo cretino con l'accesso al famigerato uòrlduàiduèb ti vanifica tutto con due righe, magari pure indignate.
Mi concentro un attimo sulla notizia in sé. La Repubblica (di Roma) ci parla di fratellini egiziani, mi viene subito da fare una precisazione: sono tre (o quattro, a seconda di chi dà la notizia) fratellini italiani. Con cittadinanza e tutto. Figli di egiziani, d'accordo. Scuri di pelle? Scuri di pelle. Due ragazzi e una ragazza, 14 anni il maggiore. Prima intercettati sull'autobus, poi seguiti fino alla fermata del trenino Roma-Pantano, infine circondati e malmenati (10 giorni di prognosi per il maggiore) da questa banda di minorenni. Sinceramente me ne frego se siano volati o meno i soliti "sporco negro" tanto indispensabili alle nostre questure per configurare l'aggravante xenofoba. So solo che ormai ce n'è una a settimana. Tenendo presente che, come ripeto, questo genere di notizie tende a scomparire dai quotidiani più letti. A proposito, qualcuno ne ha sentito ai vari TG nazionali?
E queste sono le vicende che sfociano nel "fattaccio". Non oso pensare quanti episodi più sottili, più contenuti, più silenziosi si snocciolino di giorno in giorno nelle scuole e per le strade. Non mi sembra il trend di una bolla razzista limitata nel tempo, contingente e destinata prima o poi a scoppiare nel nulla: è qualcosa che tende a sfociare nella normalità. Più si va avanti meno ci si fa caso, a livello di opinione pubblica.
Concludo con un appunto sulle pari opportunità che fa ben sperare: nella banda di stronzetti ariani c'era pure la quota rosa. E poi dicono che non ci stiamo adeguando alle medie europee...

24 ott 2008

Cari Blogger, ci siamo visti

Telegrafico per segnalare questa chicca. Un blog oscurato, il suo autore condannato a pena pecuniaria, perché...? Perché secondo il magistrato si configura il crimine di Stampa Clandestina. In pratica, se scrivete su un blog con una certa periodicità e a scopo di informazione, dovete sottostare alle leggi di regolamentazione della stampa dei quotidiani, e registrarvi.
In realtà questo signore probabilmente dava fastidio ai politichetti locali che hanno incaricato un bravo magistrato di trovargliene una buona per farlo chiudere.
Ma non commento oltre... Commentate voi, miei cari.

20 ott 2008

Ero l'Uomo Ragno

Trattasi del sogno di stanotte. Ero l'Uomo Ragno. Non Peter Parker e quindi l'Uomo Ragno, bensì me stesso, e anche l'Uomo ragno.
Però, per qualche motivo del cavolo, ero senza poteri. Cioè, uno si immagina: che bello, sogni di essere l'Uomo Ragno e sfrecci tra i grattacieli con l'ausilio di resistentissime ragnatele. Invece no, porca pupazza. Ero un Uomo Ragno inutile, senza poteri. Che culo, eh?
Ma non ho ancora raggiunto il massimo, aspettate che vi dica il resto: ovviamente tutta la polizia del mondo era sulle mie tracce, compresi Corpi Speciali, CIA, KGB, GRU, SS. Cioè, sulle tracce dell'Uomo Ragno, per essere precisi. Gente con elmetti speciali e armi ancora più speciali. Non avevano scoperto la mia identità segreta, ma erano in possesso di sofisticatissimi strumenti per scovare e braccare l'Arrampicamuri, cioè io. Il sogno inizia con questo simpatico bagaglio culturale, e con la notizia in diretta al TG che proprio in quel momento sarebbero state scoperte le tracce del criminale, cioè io. E mi salta il cuore in gola nel constatare, attraverso le telecamere, che 'sti benedetti Corpi Speciali sono a due isolati da casa mia. Panico, panico, panico! Scappa scappa scappa! Già li sento che circondano l'appartamento. Guardo fuori dalla finestra: eccerto, figurati se potevo stare a casa mia a Roma nel mio bel piano rialzato tanto rumoroso ma così facile da abbandonare per vie alternative... No, saranno almeno una ventina di piani quelli che vedo sotto di me, e siamo chiaramente a New York in mezzo ai grattacieli. Uno scenario perfetto per l'Uomo Ragno insomma. Cioè io. Se non fosse che non avendo il super-salto, i super-riflessi, le mani e i piedi appiccicosi, e soprattutto manco l'ombra di un lanciaragnatele, sembra più lo scenario perfetto per un Uomo Frittata - cioè sempre io - sul marciapiedi.
Che fare? Innanzitutto salvaguardare l'identità segreta, se no poi Manu ed Ele chi se le sente: apro il cassetto dell'armadio e, come previsto, c'è il mio bel costumino rosso e azzurro. SBAM! sfondano la porta, dannazione, non c'è tempo per vestirsi del tutto: almeno la maschera in volto, cazzarola. E invece li sento nel corridoio e vengo preso dal panico, VIA! e la maschera me la metto in tasca, la indosserò appena ho un attimo. Via, sì, ma dove? Ahimé, una sola via d'uscita: la finestra. Con un balzo molto umano raggiungo il cornicione, e mi giro verso l'interno dell'appartamento: ecco gli elmetti trasparenti, ecco i fucili a reazione. Ecco i signori che vogliono mettere in gabbia il vostro amichevole Uomo Ragno di quartiere (cioè io).
(A questo punto i miei ricordi si fanno confusi, è passato un bel pezzo dall'intermezzo onirico, ma proverò a ricostruire dai brandelli che mi sono rimasti).
Provo a spostarmi lungo il cornicione, senza guardare giù. Non ho vertigini, e ci mancherebbe altro, sono anzi ero l'Uomo Ragno. Se perdo l'equilibrio divento l'Uomo alla Bismarck ma un eroe fa ben altri pensieri. Per esempio, come cavolo me ne esco da questa situazione. Specie se quegli "Eccolo!", "Prendetelo!", "Addosso!" che arrivano da dentro il mio ormai ex-appartamento non sono precisamente cortesi inviti ad una serata di gala. E allora mi decido: cazzarola, non avrò più i poteri ma riuscirò pure a saltare un paio di metri da un cornicione all'altro. E via, senza pensarci troppo: ZOMP! Bene il primo. Vai, secondo salto, un po' più difficile: ZOOMP! Bene! So' un grosso. Vai col terzo e via verso la libertà: ZOOOOOOOOO...
Il ...MP non lo farò mai. Cado nel vuoto, ho fatto il passo più lungo della gamba ovvero un salto molto più lungo delle mie umane capacità. Più che l'Uomo Ragno mi sembro Rat-Man ("Fletto i muscoli, e sono nel vuoto"). Da un grande potere derivano grandi responsabilità, d'accordo, e invece da un potere piccolo se non inesistente? Che deriva? un gran botto?
Mi aspetto di cominciare a veder scorrere la vita davanti agli occhi, e invece il mondo si ferma. Si ferma, e dondola dolcemente. Embe'? Embe', se non è deus-ex-machina questo... sono imbracato in una ragnatela. Guardo in alto e vedo che dal tetto del grattacielo vicino scendono due robusti fasci di tela grigia, sullo stile dei miei. Mi tirano verso l'alto come un sacco di patate, e constato che la legittima proprietaria della tela è una ragazza col volto di falco e un impermeabile grigio, abbarbicata alla parete come avrebbe fatto l'Uomo Ragno (cioè io) se avesse ancora i suoi poteri. Mi fa un sorriso strano, io non faccio domande, mi deposita sul tetto. Poi corre verso una porticina e perlomeno non faccio domande cretine: la seguo. La cosa strana è che ha delle mani lunghissime, che finiscono a punta (come manco quelle del Nosferatu originale).
Quando apre la porticina, mi trovo davanti a una ventina e più di persone. Sono tutti vestiti con degli impermeabili, hanno tutti la stessa espressione e - soprattutto - le stesse mani - di lei. Finalmente prendo coraggio e faccio la mia domanda cretina:
"Siete tutti ragni?"
E loro mi sorridono. Io, che sono quello originale, mi sento pervadere - ve lo giuro, la sensazione ancora me la ricordo - da un calore animale e da un entusiasmo come pochi, e quando si muovono emanando sicurezza li seguo senza indugi: so che sta per cominciare la RISCOSSA. Non so con chi, verso chi o perché, ma è bellissimo ugualmente. Arrivano i Nostri.
Magari mi direte ecchissenefrega, però mi è rimasto impresso e ci tenevo a buttarlo giù da qualche parte.

15 ott 2008

Il Fantacritico/1 - "Nessun Dove"

Inauguro oggi una nuova rubrica di pubblica utilità. La rubrica è quella delle recensioni del fantasy letterario. Ora, se non leggete fantasy e non volete cominciare fa niente, buonanotte. Al contrario, vi chiederete: perché di pubblica utilità?
E' presto detto...
Il fantasy è un genere letterario notevolmente bistrattato da critica e lettori "seri", come lo era una volta la fantascienza (quest'ultima non lo è più perché purtroppo non esistono più scrittori di fantascienza, SOB). Il bello è che ci sono parecchi buoni motivi per criticare il fantasy, che non sia un superficiale "è solo un mucchio di sciocchezze per bambini". Purtroppo un buon novanta per cento della produzione letteraria in tal senso è spazzatura, pubblicata per una serie di motivi che molto hanno a che fare con ragionamenti aziendali e poco con la buona narrativa. In questo senso, lo stretto collegamento tra il genere e i giochi di ruolo è a un tempo positivo e deleterio: positivo, perché ha il merito di avvicinare molti giovani e giovanissimi alla lettura; deleterio, perché questi stessi te li convince di avere a che fare con della buona letteratura, solo perché non hanno mai avuto modo di inciampare in un Poe, in un Lovecraft, in uno Stoker o in una Shelley (per non allontanarci dal genere fantastico).
Essendo un appassionato del genere, mi capita spesso di rimanere deluso, anche perché dopo l'uscita nei cinema della trilogia di Peter Jackson sul Signore degli Anelli c'è stato un vero e proprio boom del genere fantasy in letteratura, nel senso che tutti i ragazzini sono diventati scrittori, quasi sempre non avendone le capacità. Ma dato che si vende, chi sono io Casa Editrice per mettermi di traverso? Venghino siori venghino.
Dunque nella mia affamata ricerca, ogni tanto mi imbatto in qualcosa di a mio parere davvero meritevole, che per motivi d'inflazionamento non riceve l'attenzione che gli spetterebbe. Ed ecco lo spazio giusto per segnalare questi casi, sperando di dare il mio seppur minimo contributo alla riabilitazione del genere.
Cominciamo da un autore universalmente riconosciuto, fumettista di razza, sceneggiatore e scrittore: Neil Gaiman. Al di là del sopravvalutato Stardust, porto alla vostra attenzione quello che a mio parere è un vero gioiellino di letteratura fantastica, dal titolo Nessun Dove (Neverwhere).
La storia si svolge a Londra, e in gran parte nell'Underground londinese. Si immagina che le fermate del metrò esistano non solo nel mondo reale, ma anche in una realtà alternativa che con la nostra si incrocia e si permea, concretizzando quelle che da noi sono solo metafore o nomi evocativi: per fare un esempio, la fermata Earl's Court diventa una vera, tangibilissima Corte del Conte. E potete immaginare Knightsbridge... In questo mondo particolarissimo si muovono i protagonisti della storia, la piccola Porta (anche questo nome ha un motivo e una realizzazione) e il suo involontario salvatore umano, che dovrà accompagnarla in una classica cerca (quest).
Perché leggerlo? Innanzitutto perché Gaiman è un vero funambolo della visione e in ogni sua opera riesce a presentare scenari incredibilmente vividi, originali, a metà tra il mondo reale e quello onirico. Poi perché possiede uno stile narrativo coinvolgente e misurato al tempo stesso, capace di precipitarvi a capofitto nella trama senza che ve ne rendiate contro. E poi, il mondo di Nessun Dove è assolutamente geniale: la parola che si fa sostanza. La metafora che diventa vera. I personaggi oscillano tra il folle e il grottesco, apparire può significare essere, oppure essere l'esatto opposto di ciò che si sembra; insomma, non voglio produrmi in pericolosi spoiler quindi trovatevelo (è edito da Fanucci) e leggetevelo ;)

14 ott 2008

Mondi paralleli...?

Guardavo la parete con occhi commossi e mi sentivo più giovane. Tornavo ai miei trent'anni, e a quel giorno di breve gloria. Gli occhi di mia figlia, ancora piccola, che mi guardavano stupiti mentre io la indicavo e le dicevo "Per te, tesoro, per te". Emma che mi sorrideva piena di orgoglio, e tutto il quartiere intorno che batteva le mani, mentre l'assessore Costanzo me La consegnava.
La Spranga d'Oro. Il simbolo della mia gioventù andata. Ma dopotutto non ho nulla da rimpiangere.
Fortunato il genitore che riesce a vedere nel proprio figlio il realizzarsi delle sue aspirazioni più sfrenate. E Arianna in soli diciassette anni ha fatto di più di quanto io e la madre avremmo mai potuto immaginare. O realizzare, se è per questo...
D'altronde, era predestinata già nel nome. A dire il vero io avrei voluta chiamarla "Ariana", ma quel giorno Emma mi fece promettere che l'avrei messa al riparo da improbabili ritorsioni rosse nel futuro... e a malincuore, davanti all'ufficiale dell'Anagrafe, feci aggiungere quella "n" di troppo.
Mi stacco dalla teca con la spranga e la dedica del sindaco, che allora era Alemanno II, e di nuovo non posso evitare di essere sommerso dai ricordi. Vinsi il titolo spaccando la testa ad un immigrato, durante quella che una volta si chiamava semplicemente Ronda Notturna - perché io e gli altri Controllori non eravamo visti di buon occhio. Ci perseguitavano.
Non ero mai stato particolarmente veloce, dicevo, ma in quell'occasione misi le ali ai piedi - anche grazie alle anfetamine, a dire il vero. Una piccola vergogna da custodire in me stesso: a quel tempo non c'erano i controlli antidoping che fanno adesso durante la Caccia al Negro, e comunque sono convinto che a volte certe sostanze servano solo a tirar fuori quello che Dio ti ha già messo dentro. Come dice la pubblicità della Gnocca Cola.
Poi qualcuno cercò di guastarmi la festa sostenendo che l'immigrato ce l'aveva eccome il permesso di soggiorno, che non era clandestino. Ne parlai, un po' spaventato, con Alfio, dopo aver letto il trafiletto su quel giornale di regime. Regime... lo dico e non mi sembra vero. Che solo quindici anni fa le cose fossero così diverse da adesso. Il mondo in cui la mia piccola Ari muoveva i primi passi, così buio e ostile e cristallizzato nelle ragnatele conservatrici dei comunisti. Respiro l'aria climatizzata di casa mia, e mi sembra di sentire la libertà che mi permea le narici.
Mi riscuoto, e mi sovviene il motivo per cui sono passato dall'ingresso: lo spumante. Scendo la scaletta e infilo la porta della cantina.
Sulla sinistra, le bottiglie per le grandi occasioni. E questa lo è, cribbio. Arianna promossa coordinatrice di una Squadra Antinegro già a 17 anni... La più giovane a Roma! Prendo per il collo un'ottima Moet & Chandon del 2004, prestando attenzione a non scuoterla troppo, e faccio per risalire, quando mi cade l'occhio su una vecchia foto, lì sul vetro della credenza impolverata che fu dei miei nonni e poi dei miei genitori. Io e Alfio. Alfio ed io. In piedi, giovani, sorridenti, con le spranghe appoggiate sulle rispettive spalle. Fatico per impedire a una lacrimetta di rigarmi la guancia. E mi ritornano in mente le sue parole di fronte alla mia preoccupazione: "Tranquillo Alessa', tanto quella minchiata non se la legge nessuno. E tempo due giorni scompare da tutti i giornali". "Ma... e se aprono un'indagine?". E lui, me lo ricordo come fosse ora, aveva sorriso come se avessi detto la più grossa delle stronzate. "Alessa', ma quando imparerai come va il mondo? Se non sta sui giornali non esiste". E mi aveva dato una pacca sulla spalla, e io avevo provato l'ennesimo, enorme, moto di riconoscenza nei suoi confronti. Era come un fratello maggiore. Lo abbracciai così, d'impulso, d'un abbraccio fraterno... e lui si ritrasse con violenza. "Ma che, sei frocio?" non disse, ma a giudicare dallo sguardo sicuramente lo pensò. La vergogna che provai mi costrinse ad andarmene senza dire una parola...
Mi chiamano. Mi sto perdendo dietro ai ricordi, mi accade spesso ultimamente, forse perché i successi di mia figlia mi ricordano che sto invecchiando. Risalgo in fretta con la mia bottiglia di champagne stretta in mano, cercando di scacciare il sentimento negativo del ricordo di Alfio e provando a recuperare un po' di commosso orgoglio paterno. Di là in sala da pranzo si chiacchiera piacevolmente, e le voci dei familiari mi scaldano a dovere. La mia comparsa desta un nugolo di "Finalmente!" e facce fintamente esasperate, per prima quella di Emma che agita il bicchiere: ha già il naso rosso, non è decoroso per una mamma - mi capita di pensare. Poi guardo Arianna, che probabilmente ha bevuto almeno il doppio di sua madre ma siede lì, perfettamente controllata, lo sguardo glaciale che sonda il tavolo, le labbra sottili ma ben disegnate strette in un sorrisino beffardo. A volte penso che se non fosse mia figlia, non avrei difficoltà a formulare... pensieri impuri. E' così bella, orgogliosa, marziale, mentre sfoggia il suo tatuaggio nuovo sull'avambraccio. Mi chiede la bottiglia: vuole aprirla lei. Gliela cedo volentieri, non sono mai stato bravo col cavatappi. Ari invece lo usa come tutti gli altri strumenti: con eleganza e competenza.
Alla TV intanto comincia il discorso alla nazione del Presidente, e ci giriamo tutti verso di Lui. Nonostante sia il secondo clone, sembra sempre lo stesso di trent'anni fa, quando iniziò la sua lenta opera di restaurazione della libertà in questo Paese. Le sue parole come sempre ci illustrano con chiarezza il bilancio del ventitreesimo anno di illuminata Presidenza, e annunciano gli obiettivi del prossimo: promuovere l'istituzione di Squadre Antinegri, Antirom e Antifroci anche negli stati gemellati di Francia e Austria, esportando temporaneamente i nostri migliori talenti - e qui provo un tuffo al cuore: Arianna all'estero? poi l'amore paterno ha la meglio: è per la sua carriera, il suo futuro - e un ingegnoso nuovo programma per lo smaltimento delle carceri, del quale non ci anticipa tutto per non rovinarci la sorpresa: ma pare che avrà a che fare con la ricerca scientifica. Solo un genio come lui riesce a trasformare un problema gravissimo in un input per risolverne un altro. Una donna bellissima, non ricordo se la sua segretaria o la Ministra della Conservazione della Razza, gli porta un foglio scritto a mano. C'è la sua ultima poesia. Attorno al tavolo, ci stringiamo tutti le mani in attesa di ascoltarla...

10 ott 2008

Progressi Verbali

Dunque, dovete sapere che la piccola criminale parla. Insomma, ha detto "mamma". E dice anche un'altra cosa che potrebbe/dovrebbe essere "acqua" ma suona come "cacca". Ma non siamo pignoli.
Il fatto è che la signorina, figlia di cotanto padre e come poteva essere altrimenti, dimostra anche un non comune senso dell'umorismo. Insomma l'altra sera le stavamo per fare il bagnetto, lei guarda il livello dell'acqua che sale nella vaschetta e come suo recente uso, dichiara: "ca-cca". Al che io e la madre ci guardiamo, sorridiamo, e poi con decisione ci dedichiamo all'alfabetizzazione della giovane sgrammaticata: "A-cqua!". Lei ride e ribadisce: "Ca-cca!". Noi parimenti ridiamo, ma la pazienza ci è alleata e replichiamo con vigore: "A-cqua amore, a-cqua". Lei ancora ilare risponde a tono: "Ca-cca!". A quel punto può darsi che dalla voce del papà traspaia un pochino di esasperazione perché al mio successivo e più marcato "A-CQUA!" la piccola tace. Ci guarda, stavolta seria, con quegli occhi blu, e sembra perplessa. Secondi dopo, stavolta con un fil di voce e più che altro tra sé e sé: "ca...cca?".
Ma il massimo l'ha raggiunto stamattina. Dovete di nuovo sapere che il papà, per quanto sia universalmente riconosciuto come persona molto paziente e molto pacata, sta un tantinello rosicando che questa da tre giorni dice "mamma" ma di "papà" nemmeno l'ombra. Così, casualmente, ogni tanto me la prendo da parte e la bombardo delle sillabe adatte all'uopo. Stamattina in bagno mi sono messo di tigna, io in piedi e lei seduta sul fasciatoio (lungo ormai la metà di lei): "Pa-pà!".
E lei: "Mbamba!". Rido, e insisto: "Papà!". Lei ride di rimando: "Mbamba!". Un po' più serio: "Papà!". Lei più chiara: "Mamma!". Mi arrivano le risate cattive della suddetta mamma. Le faccio un sorriso che sembra una ghigliottina e ripeto per l'ultima volta: "PAPA'!". Ele sgambetta, e chiama la mamma.
Mormorando parole impronunciabili di fronte ad una bimba, me ne vado al lavoro.

06 ott 2008

Case di parole

...sono quelle in cui vorrebbe farci vivere quel gran volpone di Paparatzy.
Io non sono del tutto scemo, e di certo lui non lo è nemmeno un po'. Quando leggo certe esternazioni, da buon dubitatore, mi chiedo sempre quale possa esserne il reale intento. Si parla dell'affermazione per cui " solo la parola di Dio è solida, tutto il resto prima o poi crolla" riferito all'attuale crisi dei sistemi bancari internazionali.
Da subito mi sono detto, povero ingenuo: ecco, la solita estremizzazione cattolica. La solita ricerca di significati ancestrali in eventi ahimé fin troppo umani e concreti. E invece.
Già che il capo di uno Stato che, in proporzione al proprio territorio, è il più ricco stato sovrano di tutto l'Universo conosciuto, mi venga a dire che i soldi contano nulla, mi pare di per sé un controsenso. E ci siamo. Non metto in ballo il comportamento storico del Vaticano, proprio in relazione all'accrescimento del proprio Tesoro - che non è proprio tutto frutto di offerte - se no non ce ne usciamo più e spariamo sulla Croce Rossa.
Il fatto è che la parola che mi è venuta in mente dopo averci rimuginato sopra un pochino è un po' forte: sciacallaggio. Mi sembra che qui si speculi sulle paure delle persone. Un richiamo forte ai veri valori, perché altrimenti... altrimenti cosa?
Una volta ti dicevano: Pentiti, ché la fine del mondo è vicina!. E tutti a pentirsi, hai visto mai che veramente dopodomani cominci il Giudizio Universale, e tu sei ancora lì con la fedina sporca. Il bello è che molto spesso pentirsi voleva dire, in questi tenebrosi paraggi di Basso Medioevo, fare significative offerte e donazioni all'unica vera Chiesa. (Sì, di quella cosa, il denaro, che in fondo in fondo è talmente poco solida che da un momento all'altro sparisce e quindi è meglio affidarla da subito a mani più capaci e illuminate).
Adesso quale può essere il ricatto morale? Adesso che difficilmente qualcuno crederà che la fine del mondo si stia approssimando, adesso che quasi più nessuno è spaventato dall'Inferno (anche se recentissimamente ci hanno ricordato che esiste eccome)
Senza voler essere troppo brutali, diciamo che sono un fervente cattolico, anzi sono cattolico ma non fervente. Magari spaventato, un po' come tutti, dai pessimi chiari di luna finanziari del periodo. Il capo supremo del mio culto interviene e invece di dirmi, che so, non preoccuparti, peace & love for ever, mi dice ECCO, IO VE L'AVEVO DETTO. PENTITEVI O FINITE MALE!. E io? richiamato all'ordine, magari la prossima volta che dovrò votare in un referendum tanto per dirne una sull'aborto o tanto per dirne due sull'eutanasia, mi ricorderò queste parole di fuoco e metterò la mia crocetta nel quadratino più rassicurante.
Contento che la mia casa in Purgatorio, o se proprio mi dice culo in Paradiso, non la dovrò pagare con un mutuo di vile, inutile e soprattutto volatile denaro.