15 dic 2009

Ripresa

Prima un avviso. Se siete degli squilibrati, o comunque inclini alla violenza fisica, smettete all'istante di leggermi. Andate piuttosto a bruciare barboni, picchiare donne sole o randellare extracomunitari - assicurandovi che non siano soggetti politicizzati e che non abbiano la scorta, mi raccomando. Metterò questo disclaimer in calce al blog per maggior sicurezza.
Avrei voluto scrivere qualcosa di divertente, ma ho cambiato idea.
Comincio subito con un concetto: io penso che sarebbe meglio se Berlusconi non ci fosse. Chiarisco: sarebbe meglio, molto meglio, se non mi ritrovassi un megalomane senza scrupoli variamente invischiato con la criminalità nel ruolo di Presidente del Consiglio del mio Paese. Togliete la parola "Berlusconi", se volete. Certo, l'ideale sarebbe saperlo rinchiuso in galera ad vitam, o (meglio) imprigionato in una bolla fuori dal continuum spazio-temporale. L'eliminazione fisica, per mia inclinazione naturale, ancora non rientra nel ventaglio di possibilità che mi auguro.
Detto questo, il personaggio ha avuto, per l'ennesima volta, culo. Sì. Perché questo episodio della statuetta lo martirizza (per l'ennesima volta) e da una parte incide sulla labile, flatulenta volontà di quella grossa percentuale di italiani che sono indecisi se votarlo o meno, dall'altra arma la mano dei suoi scagnozzi (in governo e in parlamento, ahimé) per stringere la morsa su tutte quelle cosine fastidiose come la libertà di espressione, la libertà di manifestare etc etc. Grazie ai furboni che goliardicamente da giorni inneggiano all'insano gesto e all'ancor più insano (mentalmente) autore dello stesso, nella blogosfera e non solo. (Poco conta che su Facebook ci siano anche gruppi come "uccidiamo a sprangate Di Pietro" e similia). L'episodio capita a fagiuolo, a breve distanza dal "No-B Day", e fare l'associazione è facile anche per delle beautiful minds come Gasparri o Cicchitto. Il sempreverde Travaglio viene definito "terrorista mediatico" e chissà che stavolta non riescano a chiudere Annozero. Di Pietro messo all'indice come se l'avesse preso lui, a cazzottoni, il premier: solo perché, a differenza di quegli altri pecoroni dell'opposizione (tranne la Bindi mitica!) ha osato ricordare che il principale fautore del clima di odio è chi quell'odio se lo è meritato largamente con anni e anni di fatti e dichiarazioni.
Nota di colore: stamattina, girando per il centro, ho potuto ammirare centinaia (non scherzo) e centinaia di manifesti azzurri con su scritto: I romani con Berlusconi. Maddeché? Ma chi vi ha autorizzato? E nemmeno a dire: andiamo lì una notte e li strappiamo, come si faceva una volta. Servirebbe un esercito!

Chioso con una rassicurante riflessione: se fossimo davvero un Paese di terroristi, vista la facilità con cui uno psicolabile è riuscito a tirare un oggetto in faccia al premier da distanza ravvicinata, Berlusconi lo avrebbero tolto di mezzo già da un pezzo con mezzi più efficaci.

06 nov 2009

Comunicato

Ai miei 4 affezionati lettori, avrei voluto dire tante cose in questi giorni. Da Marrazzo in poi. Che, ad esempio, la differenza più grande tra lui e Silvio non è che uno lo prendeva e l'altro lo dava, ma che Natalì non ce la siamo ritrovata candidata(o) da nessuna parte.
E parlare di crocifissi nelle aule. Di reazioni politiche e non. Di risposte a domande e di Vespa.
Invece vi chiedo solo di pazientare, cari Affezionati Quattro. Tempi duri e oberati di lavoro mi gravano sul capo, e all'orizzonte parimenti mi aspettano, temo fino a Natale.
Ma siate fiduciosi. Non può piovere per sempre.

16 ott 2009

Luca era gay...

Prendo spunto.
Prendo spunto da un sincero editoriale di tale Renato Farina, su Il Giornale di lunedì, che si chiede "Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un
omosessuale single che un padre di famiglia?". Non commento perché solo chi ha i sassi in testa potrebbe trovare qualcosa di costruttivo da dire al riguardo (o, se è per questo,
continuare a leggere quel quotidiano lì con spirito diverso dalla profonda pena che ho provato io). Ma prendo spunto.
Come prendo spunto da almeno un paio di ulteriori
episodi:
Prendendo spunto da tutto ciò, chissà che discorso sui massimi sistemi, penserete voi. E invece parliamo di televisione. Faccio un parallelo tra due serial che apparentemente hanno poco in comune: Distretto di Polizia (produzione italiana, Taodue, Mediaset) e Torchwood (BBC, spin-off del più famoso Doctor Who).
Che invece una cosa in comune ce l'hanno: sia il commissario Luca Benvenuto che il Capitano Jack Harkness sono, dichiaratamente, gay. E sono i personaggi principali delle due serie (per quanto riguarda Distretto si parla solo delle ultime due stagioni, in cui Benvenuto è stato promosso sia nella realtà che nella finzione).
Ma, c'è un ma. La grossa differenza è che Capitan Jack è un gay che si comporta da gay vero; il commissario Benvenuto, una volta assurto al ruolo di protagonista, ha cominciato a diventare perlomeno bisex. Ossia ha iniziato un tormentato tira-e-molla con l'amica e convivente di sempre, inclusi baci e trombate. Ora il solito dietrologo potrebbe pensare: ecco, finché si trattava di un comprimario il frocio operativo faceva tanto glamour e colorava la fauna. Adesso che è il capo, fermi tutti! bisogna farlo rientrare nei ranghi così nessuno storce il naso, acchiappiamo più donne e gli uomini si sentono machi pienamente rappresentati. Luca era gay, ma adesso sta con lei, verrebbe da dire. Magari nelle prossime puntate si scoprirà che andava a uomini per via di un trauma infantile.
Storia del tutto diversa per Jack Harkness. Flirta con donne, certo, ma quando si tratta di fare sul serio lo fa con uomini. Coerentemente. Il finale della prima stagione viene introdotto da una puntata molto commovente, che termina con ballo a due e bacio esplicito: tra Capitan Jack e il suo uomo, ovviamente. E un omofobo come me non ci ha trovato nulla da eccepire: era giusto, ci stava bene dal punto di vista della narrazione, e l'ho trovato perfino romantico - come voleva essere.
Ma qui parliamo di BBC, mica di Mediaset.

07 ott 2009

Bocciato il LODO? GODO...

E adesso però dateci dentro. Senza pietà. Levatecelo di torno. Lui e, aggiungerei, tutti quelli (semplici elettori compresi) che lo volevano impunito. Che sia di buon auspicio il vaticinio dell'Avvocatura di Stato di qualche tempo fa: "Impossibile rinunciare al lodo Alfano, potrebbe addirittura doversi dimettere" il poverino. Aspetto con ansia i moti popolari prospettati da Bossi e dai suoi amici con le consuete modalità da mafiosetti di provincia, o meglio da bimbi che si credono tali. Aspettiamoci di tutto invece dall'avvocatame berlusconiano.
Ma avanti, cavolo, avanti.

01 ott 2009

La difficile scelta tra il Vuoto e il Male

Parliamo ancora di libri, o meglio di lettori.
Se sia più nobile, diceva quello, rimanere nel Vuoto cosmico culturale e far parte di quella maggioranza (ma non più tanto) che legge meno di 2 libri l'anno, dove spesso tendiamo a zero, oppure leggere come dannati solo narrativa di bassa qualità ritenendo che si tratti del massimo sul mercato. Rimarco doverosamente l'ultima postilla: ritenendo che si tratti del massimo sul mercato, perché qualora il lettore sia sull'avviso che sta leggendo nel migliore dei casi roba commerciale, è suo pieno diritto bearsene comunque. Tanto per chiarire facendo qualche nome: meglio il giovine poco interessato alla lettura, o il giovine che si ciba di tutto ciò che esce dalla scriteriata penna dei vari Moccia pensando che non esista di meglio? Voi direte: basta che legga! E io non ne sono più tanto sicuro. Perché ci sono una serie di conseguenze.
Mondo ideale. Il bravo scrittore Tizio produce un capolavoro. In quanto capolavoro, la casa editrice Pomodori lo legge e lo pubblica, e gli dà grandissimo risalto perché sa che il testo è di alta qualità e quindi avrà un grosso seguito. Migliaia, che dico migliaia milioni di lettori fanno la fila in libreria per leggere l'ultima opera di Tizio: risultato, i milioni di lettori sono contenti e si beano di una cosa buona, la Pomodori fa i soldi ed è soddisfatta per aver guadagnato con un prodotto di qualità, Tizio fa i soldi anche lui ed è spronato a continuare su questo binario della robbabbuona. Vissero felici e contenti, sipario.

Mondo Vero. Tizio produce un capolavoro, e Caio una cagata pazzesca che però è molto appealing per i gggiovani. Mandano entrambi il manoscritto all'editore Pomodori che dovendo scegliere (non è che pubblichiamo tutti qui alla gloriosa Pomodori!) cestina Tizio e fiuta l'affare su Caio. Monta su una campagna pubblicitaria mostruosa e accattivante presentando Caio come il nuovo talento della narrativa italiana nonché l'unico, vero interprete delle coscienze giovanili. Masse di fanciulli accorrono a impiegare la paghetta nello sconcio, leggono perché la storia tocca le corde giuste e cominciano ad acquisire il modello. Mettiamoci pure che genitori e scuola finora non gli hanno fatto amare granché la lettura e quindi come termine di paragone hanno nel migliore dei casi classici poco adatti a loro bollati come mattoni illeggibili: lo stile diretto e il gergo terra terra di Caio li conquista da subito. Grande successo, folle che aspettano Caio fuori dalle librerie, film in gran copia, l'autore comincia a credersi Vate e perpetua il mito del profeta. La Pomodori gongola e comincia a preparare la prossima campagna senza manco sapere cosa scriverà Caio nel suo prossimo blockbuster, tanto basteranno pochi accorgimenti per adattare il tutto. Il termine qualità perde di significato e confonde causa con effetto: dal "è buono quindi vende" al "vende quindi è buono". Tizio smette di scrivere, o alla peggio comincia a produrre panettoni scimmiottando Caio e sperando che ci sia posto pure per lui nella grande torta. La critica si adegua. I dissidenti vengono tacciati di bruciante invidia e messi a tacere. Sipario.

22 set 2009

Faccio il cinico

Proprio ieri sera riflettevo sul comportamento delle istituzioni di fronte all'ultimo lutto della missione italiana in Afghanistan. In particolare sulla polemica relativa al famoso minuto di silenzio da osservare nelle scuole, diramato dal ministro Gelmini, e sul rifiuto più o meno ribelle - a seconda dei casi - di alcuni presidi. Proprio ieri, in particolare, discutevo con la mia paziente metà dell'insensatezza di tutto questo. Stamattina sul Corriere leggo che una preside romana ha fatto la mia stessa identica osservazione: ma allora i morti sul lavoro?
Sottoscrivo in pieno. E' una grossa baggianata. Giusti i funerali di stato, giusto il cordoglio etc, ma ricordiamoci sempre che stiamo parlando di militari volontari in zona di guerra. Gente consapevole che sa a che rischi va incontro. Gradirei che le Alte cariche, i ministri della Repubblica e compagnia bella elevassero il proprio cordoglio e il proprio monito in maniera doppiamente vigorosa nel momento in cui il povero operaio dell'acciaieria resta sotto una macchina (sempre nell'adempimento dei propri doveri, o no?) o muore tra le fiamme o soffocato dentro stanze infernali. E sta lì perché non può fare altrimenti, e non denuncia le condizioni di pericolo perché altrimenti perderebbe il lavoro, e va avanti nonostante tutto e non prende certo il bonus perché sta in zona di guerra. E per lui la fine dellla missione è la pensione, sempre che ci arrivi.
Potrà sembrare retorico cinismo. Io dico che è falso senso dello spettacolo quello che stanno mostrando le istituzioni - e qui davvero non c'è colore politico, sarebbe controproducente per tutti fare quelli controcorrente in queste occasioni.
(Lo so che qualcuno mi dirà che i soldati rappresentano la Nazione e quindi ciascuno di noi e blablablà. E allora perché ogni santa volta che succede una cosa simile tutti insorgono e chiedono di ritirare le truppe? Altra cazzata. Ci siamo presi un impegno, un impegno difficile certo, e questo impegno viene assolto da specialisti formati apposta, e cioè i soldati. L'impegno lo ha preso un governo espressione della volontà degli elettori, anzi più governi diversi, e gli elettori sono quelli che adesso a gran voce urlano di riportare indietro i loro ragazzi. Sarà un po' incoerente?)

17 set 2009

Il costo della cultura

Mi trovavo a riflettere l'altro giorno su quanto siano cresciuti i prezzi dei libri negli ultimi anni. E va bene che con l'euro si è raddoppiato tutto, d'accordo, ma ci sono considerazioni aggiuntive da fare.
Una volta, le "prime edizioni" avevano quasi tutte copertina rigida e sopracopertina, e costavano più o meno il doppio della rispettiva edizione economica che avrebbe visto la luce di lì a 2-3 anni. Adesso, vai a comprare una "prima edizione" di un qualsiasi romanzo di narrativa, di 250-300 pagine, e la copertina rigida non la trovi quasi più: c'è una veste editoriale carina, colorata, in rari casi plastificata, ma niente di tanto più costoso della relativa economica che seguirà DIECI anni dopo. Prezzo: sui 17 euro di media. Da Feltrinelli a Mondadori a Fanucci, fino alle case di editoria indipendenti.
Esempio pratico: il mese scorso acquisto un romanzo alla Feltrinelli, editore Marsilio: 17. L'altro giorno alla Mondadori (ogni tanto mi tocca) un libro Feltrinelli (e allora sei scemo, sì lo sono): 16.70 .
L'edizione economica viene ritardata ad arte o addirittura non viene messa in produzione finché "tengono" le vendite della prima, che tanto differisce dalla parente povera per pochissimi dettagli - a parte il prezzo di copertina, è ovvio.
Voglio dire. Io sono il primo a essere d'accordo se volete risparmiare sui materiali e blablablà. Però porca pupazza fateme risparmia' pure a me che vve do er pane, grazie.

14 set 2009

Come ti smonto l'informazione

  1. Comincio col suggerire con convizione agli imprenditori di non fare pubblicità su quotidiani eversivi come La Repubblica;
  2. Rimetto Feltri alla guida de Il Giornale. Il fedele falchetto mi si scaglia così in rapida successione contro gli Agnelli (prendo le distanze dall'imprenditoria ladrona della quale assolutamente non faccio parte), Boffo (che aveva osato mettere in dubbio la mia moralità: tolto di mezzo), Fini (che ha rotto i coglioni sul serio con queste polemiche, lui è ancora in progress) e i quotidiani che si sono permessi di calunniare la mia augusta persona;
  3. Querelo Repubblica e L'Unità, strumenti nelle mani di una frangia di eversivi estremisti che ormai hanno in pugno la carta stampata. A questo proposito, ribadisco in occasioni ufficiali che solo le (mie) televisioni diffondono la corretta informazione, e minaccio giornali stranieri (eversivi pure loro) come El Paìs sventolandogli di fronte lo spettro del fallimento;
  4. Basta editti bulgari. Se ne è parlato fin troppo. Mi faccio più furbo: in silenzio, pian pianino, gli scavo le voragini sotto ai piedi e faccio in modo di togliere di mezzo programmi come Report, Annozero e - per buttarla in caciara tanto questi non fanno male a nessuno - Che tempo che fa. Ma in generale cerco di cambiare i vertici di Raitre così mi tolgo di mezzo pure la Dandini in seconda serata e tutti gli altri comunistelli sopravvissuti. Tanto il PD dorme, o meglio è impegnato a eleggere internamente il prossimo fallito.
  5. E poi comincio a fare gli sgarbi a Ballarò, quel Floris che fa tanto l'equilibrato ma in fondo in fondo è un cattocomunista come tutti gli altri: sguinzaglio Vespa sulle tracce delle mie panzane sul terremoto (così approfitto per ricordare agli italiani boccaloni quanto sono figo) e con la scusa faccio slittare la prima puntata del quattrocchi. Come sono astuto.
firmato,
S.B.

07 set 2009

Della Loggia non c'hai capito niente

...e mi sono pure tenuto.
Mi riferisco a questo autorevole commento sui fatti degli ultimi giorni, uscito sul Corriere di oggi. Citando testualmente la conclusione, l'eminente emerito sentenzia che vabbe' che il Cavaliere è un monellaccio, ma
Con la stessa sicurezza, pe rò, si può dubitare fortemente che rientri tra i compiti della libera stampa l’organizzazione di interminabili, feroci campa gne giornalistiche, non già per invocare - come sarebbe sa crosanto - che i reati even tualmente commessi dal presi dente del Consiglio siano per­seguiti (dal momento che nel suo libertinismo di reati non sembra esservi almeno finora traccia), ma per chiedere di fat to le sue dimissioni, adducen do che egli sarebbe comun que, per il suo stile di vita, «inadatto» a ricoprire la carica che ricopre. In una democra zia, fino a prova contraria, de cidere se qualunque persona è adatta o inadatta a guidare il governo, non è compito dei giornali: è compito degli elettori e soltanto degli elettori. Anche se la loro decisione può non piacere.
E pure tu non c'hai capito, diciamo, una mazza. O non vuoi capire. Perché pure tu ti dimentichi che il monellaccio si è venduto le candidature alle escort, cioè alle mignotte, in cambio non già (o non solo) di denaro, ma di prestazioni sessuali. E dai che ti soffermi sull'importanza del gradimento degli elettori, come se qualcuno davvero lo mettesse in dubbio. Berlusconi viola la legge, l'ha sempre violata e continuerà a farlo. I fatti sono davanti a tutti eppure ogni giorno spuntano ernesti galli della loggia a ribadirci che i giornalisti sbagliano ad additarlo come uno che occupa indebitamente e indegnamente la sua carica.
Ma va', va'...

03 set 2009

L'autorevole parere del nemico

Quello che fa veramente male quando vai a leggere il Giornale (sì, quello fondato dalle mani grinzose di Montanelli e ora nelle manine curate di Feltri) non sono tanto gli articoli. E' l'unico quotidiano fatto solo di editoriali, ossia di articoli opinionistici, e vabbe'. E' l'unico quotidiano che si riconosce aprendo una qualsiasi delle prime pagine, dal tenore picaresco dei titoli.
Quello che davvero colpisce al cuore sono i commenti dei lettori. Non guardateli, non leggeteli o davvero c'è da mettersi le mani nei capelli, chi ce li ha.
ora silvio e' stato votato da quasi 13 milioni di italiani..quindi va da se che se lei insulta lui insulta anche questi 13 milioni.. ..ma voi sinistri chi credete di essere.?? I MIGLIORI.??
Ecco, io sono un po restìo a dare credito a questo teorema, che poi è lo stesso propugnato da Berlusconi: che avendo avuto lui la fiducia della maggioranza degli italiani ha evidentemente stabilito un contatto intimo e profondo con ognuno di questi 13 milioni di individui tale che ogni affronto nei suoi confronti automaticamente si trasmette a mezza italia tipo stigmata. Il corollario poi è che in virtù dell'investitura lui può fare un po' come cazzo gli pare, ma d'altronde non è questo il significato di Libertà, Partito della ?
Ma se anche fosse sai che ti dico?
Che se son tutti come questi commentatori qui, mi sento confortato nell'insultarli tutti e tredicimilioni.

PS Dubbio dell'ultim'ora. Ma non è che votando Silvio, sempre per opera della stigmata che si acquisisce, oltre a offendersi quando lo insultano si prova piacere quando tromba? Perché se è così si spiegano taaaaante cose...

31 ago 2009

Solidarietà a Repubblica

C'è da riflettere di brutto in questi ultimi giorni.
Sul ruolo dell'informazione, in primis. Su come i quotidiani, e i media di informazione in generale, adempiono a questo ruolo in Italia. Alla differenza sempre più marcata che si sta evidenziando da qualche tempo con l'intervento massiccio dei quotidiani stranieri.
Tempo fa avevo smesso di leggere Repubblica; vedevo una eccessiva intrisione del materiale giornalistico col materiale politico, non tanto nella condanna della parte avversa quanto nella magnificazione scriteriata della parte amica.
Così le mie frequentazioni informative si erano attestate su Corriere e Stampa, a mio avviso più equilibrati, più "freddi" in generale, più distintivo e meno chiacchiere diciamo così. Senza lesinare qualche uscita sul Giornalino del pidiellino, per farmi quattro risate e ricordarmi sempre cosa significa abbeverarsi a quella fonte lì (fondamentalmente, essere ladri o cretini). Salvo poi piangere nel ricordare come è nato Il Giornale e come è diventato l'organo di stampa di un uomo, più che di un partito (guardatevelo il filmato se avete qualche minuto perché è davvero istruttivo, oltre a contenere una delle ultime sortite di Montanelli).
Ma torniamo a noi. All'estero, nei Paesi democratici dico, i politici se la fanno sotto quando vengono presi di mira dai mezzi di informazione. E così partecipano controvoglia ai dibattiti, vanno ai vari David Letterman Show pur sapendo che verranno bersagliati, si scusano pubblicamente delle magagne portate allo scoperto perché altrimenti sanno che sarebbe la loro fine, si affrettano a rendere conto di ciò che fanno. Perché il ruolo più puro dell'informazione pubblica è quello di rendersi garante della democrazia. Il primo sintomo della dittatura, dissero altri, è il controllo degli organi di stampa. Il giornalista in questo senso assume un ruolo di enorme responsabilità, di grande scomodità e di non facile gestione. Da un grande potere, diceva Peter Parker, derivano grandi responsabilità.
Che succede però quando l'informazione o parte di essa comincia a chiudere un occhio? Forse anche tutti e due?
Vorrei poter dire: quello che sta accadendo in questo periodo è sotto gli occhi di tutti. E invece no, non lo è, perché talune questioni sono sottaciute o affrontate con occhio benevolo o in maniera volutamente confusionaria da parecchie entità notoriamente neutrali. Repubblica, e la libertà di stampa e di informazioni, hanno subito un attacco senza precedenti da parte del premier e la sua cricca di avvocati, subendo una denuncia per diffamazione per aver pubblicato, dopo lo scandalo Mignotte for President (chiamiamolo come si deve) dieci ormai celebri domande. Un quotidiano querelato e soggetto a intimidazione per aver fatto delle semplici domande - per quanto volte a dimostrare una tesi indubbiamente negativa per l'interlocutore, ma il punto è che queste domande sono tuttora inevase (da quanto tempo? lo leggete nel bannerino in alto a sinistra in questo blog, che vi invito ad esporre se condividete) mentre negli Stati Uniti il Berlusca di turno si sarebbe precipitato da Letterman a rispondere punto per punto per tema di venire politicamente disintegrato. Da noi la tattica è proprio diversa, si sceglie la strada della delegittimazione. Del diritto di indagine, del diritto all'informazione. Il premier ripete all'ossessione di trovarsi di fronte all'ennesimo complotto della stampa bolscevica. Stampa bolscevica che stavolta si avvale pure di quotidiani stranieri (inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, finalmente anche statunitensi) alcuni dei quali sono già oggetto delle attenzioni del pool MANI ZOZZE capitanato da Niccolò Ghedini. Ma non è nemmeno questo il punto su cui mi soffermo.
Lasciamo perdere la RAI. Basta vedere chi hanno messo a dirigere il TG1 e le sue pietose uscite scodinzolanti. Mediaset, non ne parliamo (buon per Mentana che ne è fuoriuscito in tempo). Ma, ecco, dal Corriere della Sera e da La Stampa mi aspettavo una difesa convinta in soccorso di Repubblica. E invece i rispettivi direttori si sono limitati, in questo caso, ad una fredda cronaca. Il clima degli articoli, intendiamoci, è sempre di lieve critica al governo, ma niente di più niente di meno del solito ormai obsoleto esser leciti.
E invece qui in Italia è il momento di urlare. Di inchiodare quest'uomo e la sua cricca al loro stesso castello di bugie, avvalersi il più possibile della grancassa internazionale - tanto nel nostro Paese ormai non c'è autorità che possa opporglisi - e lasciarli senza fiato. Martellare dalle pagine della Rete, dei quotidiani, di ogni possibile spazio d'informazione condiviso. Almeno fino a che il 51% degli italiani non si sarà messo le mani tra i capelli e avrà deciso di cacciarlo a calci, sempre che per allora si possa ancora farlo.
Intanto se credete firmate anche voi l'appello in favore di Repubblica e della libertà di stampa e di pensiero.

28 ago 2009

Sciacallaggio autorizzato

Capita che qualche mese fa si sia verificato un sisma dalle conseguenze drammatiche presso L'Aquila, Abruzzo, Italia, Pianeta Terra.
Capita che siano morte persone, crollati palazzi, rovinate alcune vite, inguaiate molte altre.
Capita poi che chi può cerchi di riprendere in mano la propria vita e recuperare il possibile (oggetti personali, mobilia) per trasferirsi altrove.
Certo, le istituzioni ti aiuteranno: mettiti in fila e prima o poi arriverà il tuo turno.
Ma l'Inverno incombe. A L'Aquila, d'inverno, fa freddo. Col freddo, gli appartamenti sventrati dalle scosse non offrono più protezione al proprio contenuto (il legno marcisce etc). E quindi quelli che possono hanno la necessità di portare via tutto prima che arrivi il freddo.
E qui la Protezione Civile ci mette del suo: tranquilli, copriamo fino a 5.000, mi voglio rovinare 6.000 euro di trasporto. Siamo a cavallo.
E invece vai per traslocatori e trovi... Surprise! trovi che tutti i prezzi di trasporto sono improvvisamente alle stelle. Ti chiedono, nel migliore dei casi, 11.000 euro tondi tondi. Per traslocare quel che rimane di un appartamento al III piano in un paesino a 9km da L'Aquila (che per la cronaca si traversa tutta in mezz'ora). Roba che io per traslocare un appartamento integro da un I piano ad un III piano, a Roma, ho speso 1.000 euro. Aggiungici il trasloco dalle finestre perché le scale non esistono più. Mettici pure, boh, il terreno dissestato. Guarda, 3.500-4.000 euro te li do pure. Ma €11.000 (undicimila/00) ?
Sarà mica che qualcuno ci sta speculando?
Sarà mica che nessuno impedisce ai trasportatori di fare lobby?

Riporto la situazione vergognosa che si sta consumando in silenzio a spese dei malcapitati rimasti senza casa, su racconto del mio amico Davide la cui famiglia sta faticosamente cercando di salvare la mobilia rimasta. Che i miei cinque lettori si facciano un'idea... e passino parola, se credono.

25 ago 2009

Il giorno che ammazzai la Mantide

E venne anche questo giorno qui.
Ieri, in particolare, quando mettendo a scaldare lo spezzatino sui fornelli di casa nuova (eh sì, siamo a casa nuova, ce l'abbiamo fatta) al secondo piano e mezzo, terrazzino vista cortile interno, mi accorgo che qualcosa di verde con le zampette sta immobile ma non troppo abbarbicato sotto la grata del fornello medio. Cavalletta?
E come ci è arrivata fin qui? a forza di zompi? E poi, dove sono le zampone posteriori?
Poi colgo qualche altro dettaglio, le zampette davanti ripiegate come se pregasse, la testolina con gli occhietti neri al termine del collo sottile, il fatto che sta appesa capovolta. Mi tornano alla mente alcune terribili immagini di un programma horror che ha segnato la mia infanzia (l'Ape Magà) e mi dico, non senza un fremito: Oddio, è una mantide religiosa.
Arriva Manu dalla camera da letto e faccio appena in tempo a fermarla: VA' VIA, NON ENTRARE IN CUCINA. Lei incuriosita ma allarmata vuole farsi indicare il motivo del mio monito, e a distanza sgrana gli occhi di fronte all'animaletto verde, ancora immobile ma di antenna oscillante.
"Che cos'è?" mi fa. "Una cavalletta. O... una mantide" rispondo io. "Penso una mantide" rinforzo, "non mi sembra di vedere le elitre".
A quel punto non nego che nel mio immaginario la mantide, o meglio la Mantide, è strettamente collegata a sentimenti negativi. Nei cartoni animati era sempre dipinta come nemico implacabile dell'apetta o della formichina buona di turno. E poi come aspetto, non neghiamolo, un po' fa paura. Io in genere non ho particolari problemi ad avere a che fare con insetti di tutte le dimensioni, e meno male perché invece la mia dolce metà ne ha sacro terrore, ma questa è la prima volta che mi imbatto nel famigerato insettone verde con le falci e a dire la verità non so nemmeno che potrebbe farmi. Sono velenose? Volano? hanno il morso fulminante del Black Mamba? A che distanza arrivano con quelle... lame rotanti?
Boh. Io so solo che l'Ape Magà scappava ad alucce spiegate senza farsi domande.
E quindi non ho difficoltà ad ammettere che sono a lungo rimasto indeciso sul da farsi, con Manu che mi esortava a fare l'uomo e ucciderla e io che cincischiavo blaterando di trovare un modo di restituirla al suo habitat senza farla fuori. Dopotutto, un insetto così grande (6-7 cm!) ... non è mica come schiacciare una formica, elettrificare una zanzara (opera sacrosanta) o spiaccicare uno scarafaggio (bleah); ci vuole fegato, riflessi pronti, pelo sullo stomaco.
Provo a sollevare il fornello sperando che l'intrusa rimanga lì e mi consenta di scrollarla fuori dal terrazzino (e anche lì: vola? mi volerà addosso? mi pianterà le mezzelune negli occhi?) ma la pia speranza si spegne dopo poco: la mantide si scosta abilmente e si acquatta sul piano di cottura. E mi fissa con quegli occhi neri.
Manu scoraggiata va nell'altra stanza a chiedere aiuto a mia suocera. Io a quel punto, non saprei dire se per meschina fretta di dimostrare che potevo farcela anche da solo, afferro la paletta di legno con cui poc'anzi mescolavo lo spezzatino in un mano e il coperchio nella pentola nell'altra, a mo' di scudo, e mi avvicino al mostro. Lei ancora niente, continua a fissarmi, ma forse senza che me ne accorga sta affilando le sue falci una sull'altra, pronta a saltarmi alla gola. E allora via: PAM! la paletta si abbatte con la rapidità del fulmine sulla tapina, producendo il tipico fracasso del legno sul metallo. Vedo le zampine sotto che ancora vibrano, seppur piegate secondo angoli innaturali, e spietato aumento la pressione finché non cessa il movimento - sempre protetto dallo scudo. Ritorna Manu accompagnata da sua madre, mentre da qualche parte in casa s'alza un lamento di bimba: ho svegliato anche Eleonora. Ma ho salvato la casa.
Uff.

31 lug 2009

Niente di vero, grazie...

Circa un mese fa m'era venuta l'idea di separare il blog inteso come "diario", riflessioni sul vissuto e sull'attualità, dalla parte più spiccatamente narrativa e inventata che contiene i miei racconti. In aggiunta, volevo provare un blog di Wordpress che come provider di questo tipo di servizi mi sembra tra i più professionali. Ecco come nasce Niente di vero, grazie. Attualmente vi ho trasferito tutte le mie storielle fin qui accumulate in questo spazio, ma c'è già carne fresca al fuoco... se vi pare, ogni tanto date un'occhiata e scrivetemi i vostri pareri. Positivi o meno che siano, saranno ben accetti.
Buona lettura ;)

30 lug 2009

Il buco della serratura...

(Se ne è scritto di tutto e di più ma dato che ci perdo regolarmente la calma, due parole fatemele dire).
Ultimamente va di moda un'espressione, o meglio una frase compiuta, che recita più o meno "Basta guardare il privato del premier dal buco della serratura, i problemi dell'Italia sono altri". L'ultima l'ho letta proprio stamattina su un quotidiano gratuito, a opera di una cosiddetta giornalista che manco voglio nominare.
Il buco della serratura suggerisce uno scrutare squallido, da voyeur, da porconi patentati che non si fanno gli affaracci loro e si impicciano della sacrosanta intimità altrui. Ecco come i sostenitori del premier definiscono quelli, mi ci metto anche io, che gradirebbero vederci chiaro.
Dimenticano, questi parolai prezzolati che si fingono saggi, alcune cose.
  1. Almeno una di queste mignotte è stata ripagata con la candidatura in una lista elettorale alle provinciali di Bari - e questo è un fatto;
  2. C'è un'inchiesta aperta a Bari sullo sfruttamento della prostituzione che riguarda il giro frequentato da Silvio;
  3. Prima che le tappassero la bocca, la ex-minorenne che ha dato la stura allo scandalo ha candidamente affermato di stare valutando se da grande vuol fare la soubrette in TV o la deputata in Parlamento - "deciderà Papi";l
  4. Questo è il meno, lo so: ma il governo Berlusconi si fa latore di un programma cattolico basato sulla famiglia tradizionale e su ferrei principi morali - quindi magari a chi lo vota dovrebbe interessare che lui "non è un santo", come ci ha sbandierato ilare e buffonesco ai quattro venti.
Guardatevi questo breve intervento di Travaglio e ricordatevi che tutto quello che dice è suffragato da fatti e non da lascive occhiatine dal buco della serratura.

24 lug 2009

Il ladro di ciucci

Di stratagemmi per allontanare il proprio figlio piccolo dal succhiotto (ciuccio per gli amici, "pacificator" per gli anglofoni) le giovani coppie ne inventano probabilmente a tonnellate ogni giorno. Quello ideato dalla mia dolce metà non è probabilmente il massimo dell'originalità ma ha dimostrato grande efficacia.

Insomma, da qualche mese c'è questo non meglio identificato "uccellino" che a ogni risveglio si invola il ciuccio di mia figlia e lo reca sul suo nido. Poi, puntuale come un orologio, poco prima di ogni nanna si ripresenta col caratteristico rumore di uccellino che sfreccia (vvvvVVVVVOOM!) e deposita l'ambìto trofeo direttamente in bocca all'interessata. Tutto rigorosamente al buio, ovviamente.
Però, però... qualcosa non va, e la mia superfiglia se ne accorge. Nonostante ogni sera ricominci l'accorato appello ("Uccellino, vieni!" "Più forte amore, forse non ti ha sentito" "Uccellino, vieeeeni!" "Mmh forse sta arrivando, ho sentito uno svolazzo" "UCCELLINO, VIENI!") già una decina di giorni fa chiedendo il ciuccio per la nanna si era fatta scappare un "Cassetto!" al che io e Manu ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di passare la cosa sotto silenzio, fingendo di non aver sentito. Ma non poteva durare.
Ci ha lasciato illudere ancora per un po', finché stamattina Manu mi chiama in stanza. Ele, appena sveglia, è lì che si rotola nel suo lettino. "Tesoro, di' a papà dov'è finito il ciuccio" fa la mamma. In genere qui mia figlia risponde "Al nido", ma evidentemente stamattina si è stancata della pantomima perché mi guarda e mi fa "Nel cassetto!". Ah, mi dico io. Manu però continua: "E chi ce l'ha messo?". "L'uccellino" risponde Ele sicura.
E papà sospira di sollievo, almeno per ora.

08 lug 2009

A(HI)litalia!

Meglio: poveri noi che ancora paghiamo le scelte governative che fanno finta di sostenerla. Arivojo i miei (si fa per dire) 400 milioni di euro.
Dunque, qualche giorno fa io e la mia famigliuuuola siamo volati in Puglia per il fine settimana lungo. Costava relativamente poco, quindi la scelta è ricaduta sulla nuova Alitalia, per l'occasione operata da Air One che ormai è un tuttuno con essa. Brevemente: all'andata abbiamo accumulato un'ora e mezzo di ritardo (tra l'attesa all'imbarco e il tempo speso seduti in aereo) e al ritorno un'altra oretta, con tanto di scene di isterismo al check-in bloccato ad libitum senza una spiegazione o una previsione.
Il Bonus c'è stato però all'andata, quando al ritiro bagagli abbiamo notato l'assenza sui nastri del nostro trolley. Altro paio d'ore d'attesa per fare la denuncia, sperare che fosse sul volo successivo, e recuperarlo con una certa soddisfazione. Non mi sorprendo più che tanto a leggere certi numeri, quindi.
Ma tutto ciò che penso di Alitalia è come spesso accade mirabilmente dettagliato nella corrispondente voce di Nonciclopedia.

02 lug 2009

Forza Debora!

Ma come, direte, non si è appena ritirata da una possibile candidatura a segretario del PD?
Sì, e ha fatto bene. Perché è giovane e può rendere moltissimo come spalla (e sotto lo scudo) di Franceschini. Perché si sarà resa conto che l'esperienza contro i dinosauri le manca. E che avere il favore del pubblico (congiunturale? speriamo di no) non basta.
E così, nonostante l'intervista dai toni smorzati ma non troppo su Repubblica, in cui perlomeno prende chiaramente le distanze dal Dalemaio e commette qualche ingenuità subito sfruttata dagli avvoltoi pedine del Baffo, e dopo gli ottimi (ben selezionati e misurati) interventi mediatici degli ultimi tempi, la fanciulla si propone a mio avviso come vero volto nuovo della politica "votabile" di oggi e domani. E quindi forza Debora, fatti sotto, e preparati/ci il terreno per il futuro ché qui ci siamo rotti di essere in bilico tra il pattume criminale e i giochetti fini a loro stessi del famigerato Dalemone.
Qualche intervento della Serracchiani:

16 giu 2009

La saggezza del popolo

Ecco il simbolo apolitico e apartitico...
Sondaggio lanciato ieri da City, quotidiano gratuito: Arrivano le ronde della "Guardia Nazionale italiana". Loro dicono di essere apolitici, ma la loro divisa assomiglia molto a quelle naziste. C'è da preoccuparsi?
Per chi non ne sapesse, mi limito a linkare qualche articolo del Corriere (famoso giornale comunista quindi da prendere con beneficio di inventario, attenzione): L'MSI lancia le "ronde nere", Saya e l'incubo sicurezza, La procura indaga sulle "ronde nere" del MSI.

Di seguito le risposte via SMS dei lettori selezionate da City e pubblicate oggi. Me lo aspettavo, ma ho ancora i brividi. Non commento per non avvilirmi ancora di più.
  • Anni fa, al tempo del fascio, esistevano le ronde. Io non ero nata ma chi ha vissuto in quel periodo ed era onesto, viveva tranquillo.
  • Mancava solo un'altra forza di polizia, se tale si può chiamare. Bisogna vedere che ne pensano in Europa visto che ci siamo dentro.
  • Sì, sarà una possibilità per scaricare le loro frustrazioni. Le persone non preparate, che giocavano da sempre con i piccoli soldati, sono pericolose.
  • Io mi preoccuperei dei barbari e reietti che hanno invaso la città.
  • C'è da preoccuparsi molti di più per queste "orde" di "selvaggi" che turbano i nostri sonni. O abbiamo già dimenticato stupri e delitti vari?
  • Per ora no. Magari tra un po' di tempo, quando la gente alle otto di sera si rifugia in casa.
  • A me preoccupano di più i gay pride e le marce dei dipietrini e quel nazional socialista di Franceschini. Il nero sta bene su tutto!
  • Domanda mal formulata. E comunque: deve esistere solo la sinistra? Bella questa vostra democrazia!
  • Ben vengano se serve a controllare in modo serio i delinquenti che minacciano l'incolumimtà di onesti cittadini.
  • Sono d'accordo con le ronde con criterio, cosa difficilissima... ridicole le divise.
  • Anzi. Finalmente sicurezza e democrazia a costo zero!
  • C'è da preoccuparsi perché dal momento che somigliano a quelle naziste vuol dire che queste guardie provano sentimenti nazisti.
  • Penso siano solo ignoranti.
Lascio ai miei numerosissimi lettori l'on(o/e)re del commento.

13 giu 2009

Sulla letteratura d'evasione e i lettori d'oggi

Parto dal commento di un giovane (!) scrittore italiano di fantasy che, parlando di un testo non suo, dice: Non è facile costruire in poche pagine una trama convincente, né tantomeno delineare personaggi efficaci. Le poche pagine solo per la cronaca sono 165 circa, anche se (pare) scritte in grande.
A questo si aggiungono svariati commenti di lettori che riscontrano la brevità dello scritto come una pecca, chi veniale e chi madornale.
Ecco. A mio parere il commento che ho enfatizzato è una bestialità bella e buona. Ancor più grave una volta accertato che chi l'ha partorita scrive di mestiere. Mi sembra che l'opinione comune delle ultime generazioni di lettori è che se non c'è serialità, continuità, e soprattutto massa critica allora si è in presenza di un'opera minore. Opinione ahimé avallata e incoraggiata dalla grande editoria, che in questi concetti ritrova il suo perfetto compimento: se un prodotto è un serial, è molto probabile che garantisca longevità di vendite; se ogni puntata della serie cuba cinque, seicento pagine, è giustificabile alzare il prezzo di copertina.
Non tutti sono come il sottoscritto che, alla fine di un romanzo deludente che non finisce, si rifiuta categoricamente di comprare il successivo solo per sapere come va a finire (posso farlo con una serie televisiva, meno impegnativa e soprattutto gratuita, non con un libro). Non dico che il mio atteggiamento sia quello giusto, anzi palesemente impedisce di avere una visione più completa dell'opera abbandonata - il che, come dice il mio diavoletto suggeritore, spesso è un bene.
Fatto sta che oggigiorno nella letteratura d'evasione si ragiona in termini di saghe. Il pubblico giovane, in particolar modo, vuole questo, e l'editoria è ben contenta di dargli solo questo. Fin qui tutto bene, o quasi. Perché nel momento in cui gli scrittori stessi la pensano a questo modo significa che si è rotto qualcosa. E si capiscono taaaante cose sulla qualità dei tomi che vengono prodotti (e largamente distribuiti) di questi tempi.
Perché da sempre la forma letteraria del racconto, o del romanzo breve (ovviamente autoconclusivo) è stata la più semplice modalità narrativa possibile. Perché il respiro del racconto non ha necessità di essere troppo ampio. Perché l'impianto narrativo può essere poco (o niente) strutturato. Perché, a seconda della lunghezza della storia, si può decidere di adottare un unico ritmo nel raccontare perché tanto non bisognerà sostenerlo troppo a lungo.
Tutti gli scrittori americani di un certo nome hanno cominciato con la pubblicazione di racconti, o addirittura romanzi brevi a puntate (attenzione: non saghe le cui puntate sono romanzi) con un numero ben preciso di cartelle entro le quali rientrare, su riviste specializzate. Perché si è sempre pensato che affrontare un romanzo fosse un passo più lungo, un impegno più complesso, un cimento realisticamente difficile da affrontare all'esordio - e le case editrici difficilmente si impegnavano in tal senso con sconosciuti.
Ma lo scrittore vero si vedeva (si vede) anche da poche righe, è il suo mestiere, è il modo in cui catapulta il lettore nella storia, è l'abilità di gestire i tempi che siano lunghi o che siano corti. Non tutti lo sanno fare, non tutti sono scrittori.
Intendiamoci: può pure capitare che si possa avere maggiore predilezione/dimestichezza con la forma narrativa lunga nonostante tutto, ma la tecnica vorrebbe il contrario. Perché quando si scrive un romanzo o (peggio!) una serie di romanzi è necessaria una visione d'insieme, un'attenzione alla coerenza, un senso del ritmo e dell'equilibrio, una cura del dettaglio molto più studiata. E' una cosa che non viene per caso.
Forse dico forse, il mio diavoletto suggeritore sostiene che, molti giovani (o meno giovani) scrittori di oggi non vedono la differenza. Partono in quarta. Sfornano milioni di pagine al secondo. E li pubblicano così come gli arrivano (e perché disturbarsi a rimandarli indietro, se funzionano?). E se li leggono, perché l'argomento della storia, attenzione non il contenuto perché basta l'argomento, è il must del periodo (provate a scrivere oggi qualsiasi ciofeca seriale sui vampiri e vedete quanto ci mettono a pubblicarla).
E io sono preoccupato, seriamente preoccupato che il concetto di buona letteratura si vada via via modificando e perdendo. E' chiaro che si parla in primo luogo di generi di largo consumo per un pubblico sostanzialmente giovanile, ma sono da sempre convinto che la buona letteratura esista in tutti i generi - checché ne pensi una certa critica.
E' anche il motivo per cui finora ho provato, e in futuro rincarerò la dose, a suggerire dalle pagine di questo blog esempi di quella che ritengo ottima letteratura in generi più appetibili per le nuove generazioni (non nego che siano anche i miei preferiti) che siano serial o meno. Speriamo bene.

08 giu 2009

Speciale Europee '09

PdL in calo. Dicono per colpa dell'astensionismo, e la cosa gravissima è che potrebbero avere ragione. Gli elettori occasionali di Berlusconi mi sembrano proprio i tipi da dire "ma che bella giornata, e poi mo' che sarebbero 'ste europee?". Molto può aver fatto anche il volto da vampiro digrignante di Antoniozzi, almeno nella circoscrizione di centro.

PD, alla via così! E vai col tango. Ancora più giù grazie alla straordinaria e oculatissima scelta di candidati (primo fra tutti il Cofferati che doveva abbandonare la politica per badare alla famiglia) e alla forza delle proprie fulminanti dichiarazioni. Ma la cosa divertentissima è che son tutti contenti e soddisfatti.

La Lega. Bossi aveva messo le mani avanti perché tanto a loro dell'Europa fregauncàss. Invece che è successo? Che hanno votato Lega al Centro-sud. Gli slogan nazisti e xenofobi acchiappano sempre e dovunque, e inoltre nel loro caso siamo certi che non siano meri slogan. Chissà se ci sputano, adesso, sui voti di Roma Ladrona...

Di Pietro. Speravo in un risultato più alto. Perché su una cosa con Bossi sono d'accordo... questo voto non era fondamentale in concreto. Ma era importante tatticamente. E un Di Pietro molto alto magari sarebbe servito a smuovere un po' di più i franceschini del piddì. A far capire che ancora non ci siamo, che ancora non c'hanno capito un benemerito, se la gente va a votare un Di Pietro. Invece otto per cento, che schifo non fa, ma non basta ai franceschini per uscire dalla bambagia, tagliare i rami morti e dimostrare che davvero qualcosa è cambiato.

UDC. Oddio, ma chi li vota questi? Ma li leggete i giornali? Ma le sentite le cose che dicono? Chi sono, le casalinghe di una certa età che vanno in chiesa la domenica e sentono i consigli del parroco? Le arrapate (e arrapati gay, perché no? anzi no ché il Papa non ce li vuole) che si eccitano per il Pierferdi?

Sinistra? Sinistra chi? Lungimiranti. Campagna incentrata da una parte sulla parola comunista, tornata in grande auge (ma solo per loro), e dall'altra sull'orecchino di diamanti di Vendola al centro del manifesto elettorale (che nelle intenzioni degli strateghi dovrebbe guidare l'elettore nel sillogismo orecchino-gay-liberale-votapermechesonofigo). Sarebbe ora davvero di voltare pagina, avete pensato di candidare qualche bella gnocca? Scherzo.

INCOMPETENZA. Leggo sui giornali, e purtroppo sento per esperienza diretta di conoscenti, che ai seggi come sempre paghiamo (e tanto) gente inetta che non conosce la normativa. Sappiate infatti che se uno si accorge mentre è in cabina di aver toppato il voto (e cioè gli è scappata la matita, gli si è strappato il foglio, ha starnutito sul simbolo sbagliato etc) esce, lo segnala e annulla la scheda, l'operazione può essere ripetuta senza problemi. I presidenti di commissione in almeno due casi (province di Latina e di Lecce) si sono rifiutati di permettere la ripetizione del voto. In un caso c'è stata la conseguente aggressione (meritata).

Dulcis in fundo, la Scorta. Perché la ormai celeberrima Noemi Letizia, ossia la diciottenne rovinata dalla morbosità dei giornali comunisti, è andata a votare con la scorta della polizia (e del padre che l'ha portata fino all'urna nonostante votasse altrove e ci sia un comma ben preciso del testo unico che lo vieta) nonché a porte chiuse, cioè hanno bloccato il seggio per lei. Chi gliel'avrà assegnata? Di certo avrà ricevuto terribili minacce di morte al pari di Falcone, Borsellino o Marco Biagi (che la scorta non l'aveva). Che dite, semplici motivi di ordine pubblico? Mmmh geniale. Nessuno ha pensato che per far contento il Papi i problemi di ordine pubblico li avrebbero creati dal nulla... Che VERGOGNA. A quando l'auto blu?