5 mar 2009

Il dubbio

La incontro in autobus. "Ciao" le faccio sorpreso, lei sfodera un gran sorriso, tanto che sul momento mi viene il dubbio di aver sbagliato persona: non l'ho vista mai sorridermi così, raramente mi ha mai calcolato. Ne guadagna, indubbiamente, ma è strano.
Le sorrido di rimando. "Che ci fai qui? Marco dove l'hai lasciato?" dico, tanto per dire qualcosa. Non mi sono mai sentito a mio agio con chi non ride alle mie battute, e Lisa è una di quelle persone. Erica invece lo era diventata nel tempo, praticamente da quando abbiamo compiuto un anno di storia, e lo è rimasta finché non l'ho mollata per istinto di sopravvivenza, il mese scorso.
"Uff, Marco" mi risponde roteando gli occhi. Sotto gli occhiali dalla montatura spessa ha usato un trucco pesante, scuro, mentre le labbra sono appena appena lucidate. Poi mi parla come se fossimo amiconi: "Marco certe volte diventa una piattola, lasciami almeno queste mattinate di libertà". E mi strizza l'occhio. Stranostrano, penso. "Dannate femmine" la provoco "chi ti dice che sei un sasso insensibile perché non te la fili abbastanza e chi ti dice che sei una piattola perché la cerchi continuamente. Fate pace col cervello" insisto, fintamente serioso e quasi incazzato. Lei scoppia a ridere. Stranostranostrano.
Per un attimo sono tentato di proseguire sul sentiero del nichilismo sociale, rimanere serio e dirle "Non era una battuta". Però Lisa è carina, ha una risata contagiosa e - quando ti calcola - è pure una piacevole compagnia. E allora stendo le labbra quel tanto che basta per farle capire che sono simpatico sì, ma non rido mica a tutte le minchiate che dico. Un po' come lo chef che non mangia le proprie pietanze.
Lei mi si appoggia, forse per caso forse no, e guarda dal finestrone dell'autobus. "Dove scendi?". "Alla prossima" rispondo, immaginando attraverso i sette strati di tessuti vari che ci separano l'inconfondibile durezza del suo seno destro - i maschi per certe cose sono straordinari. "Ma sai che ti dico? Scendo pure io". "E va bene. Ma che devi fare?". "Stavo andando da una mia amica, ma già mi sono pentita". "Ah. E io invece sto andando alla Feltrinelli, ma non mi sono pentito" (serio). E lei ridacchia, di nuovo. Esponenzialmente strano. "Mi offri un caffè?". "Io non offro niente a prescindere, ce la giochiamo a testa o croce" (mio vecchio cavallo di battaglia). "Te lo offro io, zotico". Mi guarda negli occhi e si toglie gli occhiali. Mi costringe a chiedermi fin dove voglia arrivare. Sto al gioco ma qualche campanellino d'allarme nel cervellino comincia a trillare.
Scendiamo dal mezzo e attraversiamo la piazza a passo veloce, col risultato che la prendo in giro perché dal suo metro e sessanta fatica a starmi dietro. Vostra Bassezza, la chiamo, e ancora ride e qui il sospetto quasi si concretizza: nessuna donna di intelligenza media ride tante volte di seguito su delle balle grosse come le mie se non ha secondi fini. Che poi, dubito di essere il primo a sollevare ironicamente l'argomento della sua brevità anatomica, mi aspetterei più una reazione delle serie "sbuffo + sorrisino di circostanza". Ci lasciamo l'Esedra sulla destra e proseguiamo verso la galleria.
"Almeno vuoi ordinare o devo fare l'uomo pure in questo?" attacca sedendosi a un tavolino. "Ma che sei matta? Qui spendiamo, anzi spendi, mille euro per un caffè!". "Stamattina sono ricca. Garçon...". Arrossisco, mentre platealmente alza un braccio per attirare la ragazza che serve ai tavoli, e quasi mi aspetto che costei, piccata, si produca nella celeberrima citazione di Pulp Fiction "Garçon vuol dire RAGAZZO". Invece questa qui, che ha un caschetto rosso e le lentiggini e probabilmente viene da un paese anglofono, ci chiede cosa vogliamo. "Un Martini" spara Lisa, al che non mi posso esimere dal chiederle se usa spesso stonarsi di alcool alle 10 del mattino. Aggiungo un caffè - visti i chiari di luna meglio mantenersi sobri - e provo a tornare sull'argomento Marco, tanto per sondare.
"Insomma non ci vediamo, io te e Marco, Marco tu ed io, da prima che tornassi single". (D'accordo, più che l'argomento Marco è l'argomento Me-stesso. Ho in mente poco altro, che volete farci). "Già" fa lei, "saranno almeno due mesi che io e te non ci vediamo". La demarcazione del territorio è tutt'altro che sottile, e potrei anche sottolinearla... ma preferisco lasciarle corda. Almeno per ora. Lei va avanti e assume il tono più dispiaciuto e comprensivo che una tigre del bengala possa adottare: "Devi esserci stato malissimo, vero?". Io sposto la mano dal tavolo appena in tempo per sfuggire alla sua senza mostrare di aver notato l'intenzione, e la passo tra i capelli che non ho quasi più. Qualche gocciolina di sudore dietro al collo, nonostante il freddo, si fa strada. "Beh ci sto ancora male veramente" rilancio, sulla difensiva. Prima che lei possa dischiudere nuovamente quelle labbra lì, arrivano il Martini e il mio declassato caffè. Lei monta su una sorta di sequenza alternata occhidolci/sguardomaliardo mentre sorseggia, che mi costringe a rinunciare ad una delle direttive primarie ("guardale sempre negli occhi, specie se hanno più di una terza di seno") e concentrarmi a interpretare il mio fondo di caffè mentre mi faccio una serie di domande ovvie e senza risposta: ma che vuole da me questa? fino a ieri a malapena mi diceva ciao, e adesso sembra che ci rincorriamo da anni? ha scoperto che Marco la tradisce e cerca di vendicarsi con uno dei suoi amici? Ma perché sono uscito di casa di sabato mattina?
E io non nego che, quando era poco più che "la ragazza di Marco", qualche pensierino sconcio ce l'ho fatto. Meno le conosci, più è facile, no? Anzi, meglio se ti stanno pure antipatiche. E adesso, adesso è difficile.
Insomma, mi si avvicina con la sedia. Sento l'odore del Martini mentre continua ad elargirmi sorrisi da quelle labbra appena appena spolverate di lucidalabbra, e comprendo che potrei avere dei problemi. Con Marco non ci sentiamo da un pezzo, è vero, ma rimane pur sempre un amico storico... Ecco, magari se ci fossimo tenuti in contatto ora saprei che l'ha mollata perché è una ninfomane assatanata, non prova più niente per lei e anzi me la consiglierebbe caldamente per una bella oretta di sesso selvaggio. O invece avrei ancora nelle orecchie i singhiozzi di un uomo a pezzi con il cuore sbriciolato, che mi darebbero la forza di tenere a bada gli ormoni e piantarla lì al tavolino.
E invece niente, l'ignoranza più completa, che da sempre è amica degli istinti più bassi e animaleschi dell'essere umano. E se riuscissi a mandargli messaggio di nascosto, col cellulare sotto il tavolo? Sì, bravo, e che ci scrivo? "Ciao Marco, com'è andata la tua vita sentimentale negli ultimi due mesi? Malino, sì?". Oppure "Ciao Marco, posso scoparmi la tua donna?".
Tutto avrei potuto aspettarmi nella vita fuor che trovarmi in una situazione del genere. La classica scelta tra una donna e un amico? Da telefilmetto per adolescenti? Tre puntate e mezzo di patemi infantili quando sai che alla fine andranno a letto insieme al cento per cento, con buona pace dell'amico cornuto.
Però diamine, questa non è una donna: è una pentola di sesso bollente. Marco, e che cavolo, da quant'è che non le diamo soddisfazione a 'sta ragazza?
"...Insomma, non ho voglia di sentire la mia amica Patrizia che mi parla della sua depressione, mi capisci? Preferisco farmi quattro risate con te, se hai tempo". E chi si muove. Il bello è che da quando ci siamo seduti ha parlato solo lei, con le labbra e - soprattutto - col corpo. Nei miei fondi di caffè ho letto da un pezzo un unico possibile finale, ma non riesco a farmelo andar giù. Io sono un buono, sono onesto, io non tradisco. Neanche gli amici che non sento da mesi.
...Che fare?

2 commenti:

gusito ha detto...

Fantascienza anche questa? Comunque bello.
Manu, ma il guinzaglio? Perché glielo togli? Questo fa il birichino. Fai attenzione!

Ema ha detto...

mah, se ti sembra fantascienza... devo prenderlo come un nemmeno tanto velato disconoscimento del mio fascino sul genere femminile? ;)

Che pazienza! grazie dell'apprezzamento comunque; ah, ho sottolineato apposta che il protagonista del racconto è SINGLE... libero... celibe... anche un po' nubilO...