13 feb 2009

L'Occhio della Tigre

Dunque, venerdì sera.
Esco di ufficio, è tardi e devo arrivare a casa il prima possibile per una serie di motivi che non ci interessano. Fa un freddo cane e le strade melmose della Palude Tiburtina sono spazzate impietosamente da quella che qui a Roma viene chiamata Gianna (tramontana). C'è da sapere che per arrivare a casa in tempo utile, ossia tra i quaranta e i quarantacinque minuti, devono cooperare una serie di fattori:
  1. che passi in fretta l'autobus per Rebibbia;
  2. che nei due minuti successivi parta la Metro dal capolinea;
  3. che la suddetta Metro arrivi a stazione Tiburtina circa quattro minuti prima della partenza del mio treno, e cioè a e 44 o a e 59;
  4. che il sottoscritto si faccia a passo deciso la doppia rampa di scale e il lungo corridoio che porta al binario.
Ecco, quando uno ha una scaletta del genere davanti, e mentre scende le scale che dal complesso di uffici lo portano in strada vede sfilare non uno ma ben due degli autobus utili per portare a termine il punto 1, diciamo che le balle ti possono girare. Ma anche no.
Perché se sei rotto a tutte le esperienze di queste cocenti delusioni ne hai già vissute parecchie, e allora ti avvii risoluto e senza passare dal Via alla fermata successiva - molto più prodiga di autobus, confidente che non ti passerà davanti quello giusto quando sarai esattamente a metà tra le due fermate. MA persino l'irrealizzabile può verificarsi. E allora scatti, e corri contro il vento che ti sferza la faccia come se avessi il demonio alle calcagna, e tra te e te sorridi perché sai che ce la farai: sali al volo sul mezzo, ti apri di corsa la giacca per non cominciare a sudare, e ti scaraventi contro una parete a smaltire il fiatone e cercare di evitare l'infarto.
La Metro, per giove, è proprio lì sul binario ad aspettarmi. Scendo le scale trafelato e mi infilo nel primo vagone disponibile per poi stravaccarmi in un sedile d'angolo a leggere il giornale gratuito della sera. Poi sfiga vuole che accanto a me si piazzi il più ingombrante Falso Magro del pianeta, imbacuccato come l'omino Michelin, che mi spalma contro la parete laterale.
Il prosieguo del viaggio è talmente comodo e piacevole che mi dimentico di tenere sotto controllo l'orologio... e quando arriva la mia fermata mi accorgo con rassegnazione che sono le 18:47 passate: troppo tardi pure per Superman. Si aprono le porte della Metro e sguscio fuori alla svelta ma nemmeno tanto, già sottomesso al giogo della Rinuncia. E qui però cambia tutto.
Perché in cuffia mi parte Eye of the tiger. E mi dico: Cazzarola, se non è un segno questo.
Sono tutto tranne che un centometrista, ma scatto tipo Figlio del Vento. La prima rampa di scale la faccio a due a due a lunghe falcate, poi la musica decolla e io comincio il mio zigzag nel corridoio; gli ostacoli sono tutti passeggeri indaffarati e controcorrente, ma li salto come birilli. Poi viene la piccola rampa in discesa, la curva a gomito praticamente in derapage e infine l'ultima salita: la lunga e terribile Spezzagambe che più di una volta mi ha lasciato senza fiato e con le ginocchia impacchettate. Ma stavolta ho le note dei Survivor che mi incalzano nelle orecchie, e so che ce la posso fare. Più avanti vedo passeggeri incauti diretti sul mio stesso treno che accelerano negli ultimi metri, e so che può voler dire una sola cosa: le porte sono aperte. E allora le energie mi si moltiplicano e divoro le ultime falcate come far fuori un piatto di pasta... ma, c'è sempre un ma.
Di fronte a me si para l'Ultimo Arrivato. Si guarda intorno senza saper bene cosa fare, se deve prendere un treno o un risciò, se deve andare a questo binario o all'altro, se nella vita deve fare il pompiere o l'incendiario. Sicuramente per ora fa il rompicoglioni.
Così d'amblais scopre che il suo treno è proprio quello che sta partendo lì, al binario 2, pochi metri oltre il passaggio dal quale sta sbucando. E allora corre, deo gratias, con me alle calcagna, e si appresta a raggiungere le uniche porte rimaste aperte dell'unico vagone non ancora sigillato. E poi che fa? Rallenta lui, piccino, chissà cosa gli passa per il cervello che gli concedo debba possedere, comincia a camminare. E il mio sguardo si fa assassino mentre le porte iniziano a chiudersi. Gli ci vogliono almeno sei-sette decimi di secondo per comprendere l'elementare legge della Fisica per cui se non alza le chiappe rimane fuori per sempre, e con lui me medesimo che lo tallono e non ho tempo di aggirarlo, solo che a quel punto gli converrebbe correre ma di brutto brutto brutto perché se lo prendo l'ammazzo di botte.
Anche gli animi semplici a volte compiono atti di eroismo: questo penso mentre lo vedo che ingenuamente si getta tra le fauci oramai quasi chiuse delle porte automatiche, e viene ciancicato senza complimenti; un macchinista pietoso, o chissà forse un meccanismo dall'intelligenza divina, riapre per un attimo gli sportelli e permette al tapino di rotolare dentro e a me che seguo ormai spompato di accodarmi a ruota e vomitare l'anima in pace nel ventre di vacca del mio vagone. Due secondi dopo, il treno parte.
Son soddisfazioni...

2 feb 2009

Report del 02-02-09

La Storia Infinita. Purtroppo mi riferisco al caso Englaro: come avevo anticipato, la questione è tutt'altro che risolta in un modo o nell'altro. Tra ministri che si producono in vere e proprie intimidazioni su strutture private senza alcun fondamento legale (ma una proposta di legge noo, signor Sacconi? se siamo così sensibili all'argomento? Eh no, più facile e meno impopolare così, nevvero?)  e il Vaticano che, come previsto, rincara la dose approfittando per ricordare chi è che deve comandare in uno Stato Laico (ma il vecchio date a Cesare quel che è di Cesare che fine ha fatto?) l'unica certezza è che tutto rimane sospeso. D'altronde sono 16 anni, che vuoi che sia anno più anno meno?

Radicali liberi. Liberi di fare e dire minchiate, come è sempre stato d'altronde, per fare quelli che vanno controcorrente a tutti i costi. Ma vorrei soffermarmi sull'ondata emotiva che accompagna sia le suddette minchiate, sul famoso "branco" di romeni stupratori. Magari mi sbaglio ma io 'ste iniziative non le vedo mai contro il professore sessantenne che estorceva sesso alle studentesse in cambio di voti. O contro i bellimbusti che volevano fare l'arrosto di barbone (immigrato che è meglio, guarda caso... ma NO, non dite che c'è l'aggravante xenofoba per carità). Ma pure semplicemente contro il nuovo "branco", che però stavolta se l'è presa con una coppia di romeni quindi alla fin fine va bene così anzi, bene bravi bis.

Facciamo i conti con l'Hostess. Perché la sig.ra o sig.rina Martani, famosa prima per aver sventolato (sorridendo goliarda) un bel cappio davanti ai giornalisti durante gli scioperi pre-CAI, e adesso per la sua partecipazione al Grande Fratello, i suoi conti se l'è fatti proprio bene. Ma quando mai tornerà a fare la hostess, se mai pure dovesse trovare ancora un posto di lavoro in Alitalia al ritorno? Ma vi sembra scema? E' risaputo che Mediaset offre asilo mediatico a tutti i suoi concorrenti per un bel pezzo, a suon di soldoni. Però la parte bisogna farla: e allora schieriamo il legale che si occuperà di farci capire quanto è difficile la scelta della cosiddetta "pasionaria" - dico, ma avete presente che significa pasionaria?? allo spessore della figura cui fa riferimento? Tutto questo mentre altri meno fortunati si battono (o pregano) per sperare di avere ancora il posto di lavoro. Ancora un altro grande esempio di vita.

27 gen 2009

L'astuta mossa di Palpatine

(Per chi non conoscesse Star Wars, Palpatine non è "piccoli palpeggiamenti da consumarsi preferibilmente in autobus", ma il nome dell'Imperatore antagonista diretto o indiretto  in tutti e sei i film).
Come spesso ho ribadito, l'attuale Papa è tutt'altro che un cretino. Ha un progetto, e lo persegue con astuzia e impegno (e potenti mezzi).
Hai voglia a gridare allo scandalo, adesso, perché ha revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani (tra cui un noto negazionista dell'Olocausto). Poco prima del Giorno della Memoria, tra l'altro, in cui si ricorda la liberazione degli ultimi reclusi di Auschwitz. Il perché c'è, ed ha la matrice unica che sta guidando l'intero pontificato di Benedetto XVI: è la linea dell'unificazione. Inutile perdere tempo a conquistare posizioni e consensi già perduti e di certo non recuperabili, millantando aperture e buona volontà verso il mondo laico: meglio invece rinsaldare il controllo sulle proprie schiere e in particolare concentrarsi sugli estremisti di destra che di certo sono sensibili a certe argomentazioni e, diciamocelo, si erano trovati spaesati e un po' infastiditi da tutto quel blaterare infiacchito e ammorbidito di Giovanni Paolo II. E allora giù con i nuovi media (fighissimo il canale Vaticano su YouTube) e che sia di giorno in giorno ben chiaro a tutti che l'aria a San Pietro è cambiata davvero. Niente più spazio per le ambiguità. Diamine, dovrebbero prestare il loro consulente d'immagine a Veltroni.
La mia è una riflessione, sia chiaro. Le scomuniche, in quanto materia di Chiesa, possono tranquillamente rimanere in casa della Chiesa - anche se io sinceramente non ci terrei ad essere pubblicamente scomunicato: non oso immaginare quanti, dal farmacista al medico al pizzicagnolo, farebbero obiezione di coscienza e si rifiuterebbero di prendere i miei soldi. (Obiezione di coscienza: dicesi di quel meccanismo per cui un cittadino di uno stato sovrano si rifiuta di obbedire a leggi e/o convenzioni dello stesso, perché contrarie agli ideali del proprio sistema religioso. La esercitano anche gli affiliati alle sette sataniche). Detto questo, mi gioco baffi e pizzo che la scomunica a Milingo col cacchio che te la revocano. Perché lui andava in una direzione diversa, definitivamente NON quella scelta dal macchinista Ratzinger. Era il pericoloso starter di una deriva lassista che di certo non avrebbe aiutato la ricompattazione di certe frange. (Il caso Milingo, personaggio controverso distinto da un grosso quantitativo di protagonismo, è ben più complesso e non mi metto certo a discuterne qui).
E quale sarebbe l'obiettivo di tanti sforzi nel tentativo di serrare le fila da una parte e recuperare gli irriducibili dall'altra?
Semplice... l'Impero Galattico, no?

14 gen 2009

Quando si dice propaganda vincente

Giro per le strade, stamattina, ancora mezzo rimbambito dal sonno, cercando di svegliarmi col vento freddo (o presunto tale) sulla faccia. E le punturine di pioggia sulla pelle, quelle che danno abbastanza fastidio da farmi lagnare ma non abbastanza da farmi aprire l'ombrello - che pure protesta rimbalzandomi contro la coscia.
E dopo questo poeticissimo incipit, veniamo al dunque. Mi salta all'occhio il verde-prato del nuovo manifesto del PD (Partito Democratico, per i poco informati. Quello di Veltroni). C'è un titolo, Gaza, e una frase che recita più o meno "fermare la guerra, negoziare la pace".
E rimango colpito. Quasi folgorato.
Cioè, poche parole. Così semplici, lapalissiane quasi, eppure così geniali. Perbacco, fermare la guerra. E chi c'aveva pensato? Negoziare la pace, addirittura: assurdo che gli operatori internazionali non abbiano colto al volo l'uovo di Colombo e applicato il fulminante suggerimento dei pensatori del PD. Andiam, cavolo, andiam a negoziar.
...
Cioè.
Io vorrei sapere chi è il Goebbels che ha convinto i vertici del partito a spender soldi per 'sta minchiata. Ma chi avete al marketing, Topo Gigio? Fate a gara a chi sforna la frase storica più ridicola? Perché nessuno ancora si rende conto che quando non si ha niente di sensato da dire si fa meglio a STARE ZITTI? Invece di coprirsi di ridicolo e per l'ennesima volta farmi venire l'orticaria da matita copiativa (detto anche Herpes dell'Elettore) a ricordarmi che vi ho dato il voto?
Forse hanno voluto scimmiottare le solite uscite del Papa, o meglio dei Papi: "Basta agli scontri, fermate la violenza". Inutile ugualmente, ma almeno nel suo caso a fare l'appello è il capo del maggiore sistema religioso occidentale. Non Topo Gigio, con tutto il rispetto per Topo Gigio.
Smetto di scrivere, quest'herpes dell'elettore è tremendo.

13 gen 2009

Telegrafico

...solo per sottolineare l'odierna "classifica" degli articoli più letti sul sito del Corriere, ore 15.32:

1. Cristina del Basso.
2. Grande Fratello, tutti nella casa tra gli strilli.
3. Daniela Martani.
4. Federica Rosatelli.
5. Siria De Fazio.
6. Vanessa Ravizza.
7. Leonia Coccia.
8. La Moratti va alla guerra ed è gelo con Berlusconi.
9. Claudia Perna.
10. Annachiara Simonetti.

E chi sono tutti questi nomi? Facile, ahimé. Sono le attuali protagoniste femminili dell'ultima tristA versione del funesto Grande Fratello. Hai voglia, caro sig. Corriere della Sera, a denigrare il solito annuale coacervo di spazzature varie, a fare il moralizzatore per bocca delle tue firme più prestigiose... se poi dedichi UN SINGOLO ARTICOLO per CIASCUN nuovo mentecatto che entra nella famigerata "casa", per non perdere le preziose visite dei milioni di altrettanto mentecatti che si divorano nel dettaglio ogni minimo particolare delle vite finto-private di questi signori.
Non scrivevo mezza riga sul blog ormai da parecchio, mi avete fatto scuotere dal torpore, bravi. Non spendo mezza parola invece per commentare la fin troppo prevedibile fotografia della "fame di Informazione" degli italiani.
VERGOGNA.