24 lug 2008

I gradi del tradimento / 2

[La prima parte]
Mi capitò spesso di pensare a quanto quelle sedute di musica da camera avessero un effetto terapeutico sul mio spirito. Ben presto, anche al di fuori della sfera squisitamente musicale. "Sei passionale quando suoni" lei mi diceva spesso, ammiccando. Io rispondevo che in compenso nella vita quotidiana ero una pezza fredda. Lei replicava, "Chissà!", continuando il gioco. Mi piaceva fare il finto tonto, in questi casi, per costringerla a spingersi oltre. Lo consideravo un divertimento innocente, e speravo che tale fosse per lei - anche se non potevo evitarmi di fantasticare sugli "E se invece...". Silvia aveva un piacevole volto da folletto, e una grazia tutta femminile nel muoversi, pur non essendo propriamente "bella". E mentre violentava - in senso buono - il violino con l'archetto, acquisiva una luce speciale negli occhi, una sorta di "provate a fermarmi!" che adoravo. Tuttavia, una volta finita l'oretta settimanale, archiviavo quelle elucubrazioni platoniche come innocenti divagazioni e non le rispolveravo fino all'occasione successiva.
Gabri notò che avevo ripreso a esercitarmi nella tecnica, piuttosto che suonare senza scopo come tutte le sere fino a poco tempo prima. Non so se fu l'acume o la gelosia, o un cocktail letale dei due, a suggerirle che questo particolare doveva essere collegato al mio recente incontro con la "vecchia amica". Così quando mi chiese con un tono che più neutro non si poteva "L'hai più vista poi, quella Silvia?" sentii i brividi scuotermi violentemente collo e schiena, e non fu piacevole. Non sono uno abituato a nascondere le cose. Vado in panico. Dico spropositi. E averne coscienza, ovviamente, peggiora il tutto. Come ogni scarso mentitore, inoltre, preferisco tacere le cose piuttosto che doverle coprire con una balla "esplicita".
Ignorai il colore violaceo che dalle orecchie mi invadeva la pelle del viso, e senza smettere di lavare i piatti cercai di prendere tempo. "Chi?". Suonai goffamente falso lontano un miglio a me, figuriamoci a lei. "La violinista" insistette lei, col suo implacabile tono di ghigliottina. "Ah, Silvia. Sì, un paio di volte. Sai, per qualche mese lavorerà vicino al mio ufficio, te l'avevo detto". Sapevo che si sarebbe inalberata, speravo lo facesse. Per distoglierla dal mio imbarazzo e da questioni più "serie". Mi vergognai come un ladro del sollievo che provai nel sentirle dire "E che aspettavi per farmelo sapere?", già tremante di rabbia. Me la cavai con una bruttissima serata e una giornata intera, la seguente, a brutto muso.
Il giovedì successivo incontrai di nuovo Silvia, nel suo monolocale. Quando mi vide arrivare senza spartiti capì che qualcosa non andava, o forse dovette essere la mia faccia. "Gabriella" mi fa. Io annuisco, e aggiungo che dobbiamo finirla lì. Lei fa una smorfia, "Ma possibile che dobbiamo vederci in segreto come se fossimo amanti?" e io - ebbene sì - ci rimango male. Non mi aspettavo che me lo escludesse così, a priori. Cioè, sapevo benissimo che non lo eravamo, però... Pensare che potenzialmente avremmo potuto esserlo... Lei alza un sopracciglio come se mi leggesse dentro, come quando anticipa i miei cambi di ritmo. Agita l'archetto come se fosse uno stocco, me lo punta sul petto: "Ascolta, non voglio crearti problemi con lei. Però siamo tutti e tre adulti. Dille che da giovedì prossimo ci vedremo per suonare, e se vuole venire a sentirci. Se necessario invito pure una mia amica... amico, d'accordo" si corregge roteando gli occhi al mio sguardo terrorizzato. Io comincio a grattarmi la testa, alla ricerca di un modo gentile di dirle che non basterebbe, che non c'è altra soluzione che smetterla qui. "Non stiamo facendo nulla di male" insiste, e ancora una volta sento un moto di delusione salirmi dalle viscere. Come se fossi stato ingannato, se tutte le mie mezze sensazioni di tradimento fossero un viaggio privato e non condiviso, e per questo finissero relegate ad un livello di importanza minore. "Ora siediti su quello sgabello" mi indica perentoria, e io eseguo. Allungo le mani sulla tastiera.
Poi si mette a cavalcioni su di me, mi circonda con le sue braccia sottili e mi bacia. Non mi sogno nemmeno per un momento di respingerla, anzi l'abbraccio a mia volta e assecondo il suo movimento quando mi imprigiona nella gabbia delle sue gambe. Ci ho fantasticato su tante di quelle volte che non ho bisogno di ripetermi che è sbagliato, che sto facendo una cazzata, che il punto di non ritorno è lì a due passi, che per come sono fatto io non riuscirò più a guardare Gabri in faccia. So già tutto. L'euforia, l'eccitazione, la sorpresa incoronano la mia consapevole auto-condanna. E il naufragar m'è dolce... beh, lo sapete.

7 commenti:

Alianorah ha detto...

O.T. Scusa ancora. Cavoli, ero anche venuta a dare un'occhiata al tuo blog, e c'hai pure la barba!!!

guisito ha detto...

Il mio modesto parere? Racconto la cui conseguenzialità è ben calibrata. Molto ben resa la psicologia del maschio che vorrebbe ma non vorrebbe e quella della donna che sa bene quello che vuole e sa che a quel punto basta solo una piccola spinta per ottenerlo. Finezza psicologica.Un voto? 9+

alianorah ha detto...

Come vorrei essere una tipa come quella Silvia lì...

Ema ha detto...

Beh innanzitutto grazie a quelli che hanno letto. Grazie ancor di più a chi ha pure lasciato un commento, Guido dal punto di vista "tecnico" (sempre sul pezzo!) e Alia da quello più squisitamente sentimentale. Silvia la violinista ringrazia, ma chissà se dopo la sua bravata non è finita pure lei a pezzi in una valigia. Gabri è tremenda, sapete... ;)

Anonimo ha detto...

Ma c'e' qualcosa di autobiografico?

Ema ha detto...

visto solo ora, mesi dopo, la maliziosa domanda di Anonimo... A parte che mi somiglia molto e suona il piano, nient'altro di autobiografico. ;) Preciso perché finalmente la mia dolce metà ha cominciato a leggermi anche qui, hai visto mai...

Manu ha detto...

Ero indecisa se firmarmi Manu o la dolce meta':-)Fatto sta, CARO IL MIO SCRITTORE (a proposito, grazie ad Anonimo per l'assist), che c'e' fin troppo di te in lui e fin troppo di me in Gabri...Stai molto attento tesoro...che non so Gabri, ma io si' che sono tremenda-) E cmq bel racconto, stranamente non ho commenti negativi-)