17 lug 2008

L'abbraccio

[Breve introduzione per inaugurare la nuova categoria. Dato che il mio maggior pregio, e insieme il maggiore difetto come pseudo-scrittore, è quello di fotografare una situazione o un'atmosfera senza sapere da dove viene né dove andrà a finire, ho deciso di scrivere una serie di "pezzettini" senza capo né coda, senza scopo se non il diletto. Sperando che piacciano a qualcun altro oltre che a me...]

Aprì la bocca, e il suo fiato sapeva di topi morti. Sorrideva come potrebbe sbadigliare un ippopotamo. Aveva le mani deformate dall'artrite, eppure insisteva nel volermi toccare. Il fazzoletto che mi aveva dato Eva, intriso del suo sudore, al confronto profumava di rose - difatti me lo strinsi sul naso simulando uno starnuto che non voleva uscire. Ponga mi abbracciò, e desiderai di essere morto: la pietà che fino a poco prima avevo provato scomparve come neve al sole, e mi ricordai dello stiletto infilato nella cintura. Purtroppo la massa putrida che mi stringeva a sé inglobava la mia cintura nelle pieghe mefitiche della sua pancia, e in ogni caso dubitavo che sei centimetri di acciaio avrebbero mai trovato la strada per un organo vitale, lì dentro.

Repressi un conato di vomito con un sovrumano sforzo di volontà, e cominciai a pensare al modo più efficace per sottrarmi allo sconcio. Ponga sembrava avere ben più di due braccia, e i miei vaghi propositi omicidi divennero intenzioni ben precise quando lei rantolò, con la sua voce stridente. Mi resi conto con orrore che probabilmente era il momento più vicino all'intimità sessuale che avesse mai avuto - almeno con un'altra persona.

Piegai la bocca in una smorfia di disgusto, sentendomi alla stregua di un umano violentato da un alieno deforme in qualche B-movie di fantascienza. Le mie carni, violate dal solo contatto delle mucose extraterrestri; il mio DNA, di certo irrimediabilmente compromesso; il mio apparato riproduttivo, sfruttato per chissà quali biechi progetti di invasione.
Dovevo fare qualcosa: subito!
Mi divincolai con gesto sovrumano dall'orrido abbraccio, lasciandola in bilico con i tentacoli ancora protesi, anelanti. Poco più in là, vidi l'aratro di mio padre, appena lucidato, splendente sotto gli ultimi raggi del sole in declino. Ponga nel frattempo aveva cominciato a tremare tutta, come se da un momento all'altro avesse dovuto sciogliersi come gelatina. Balbettava frasi sconnesse, aprendo e chiudendo scoordinatamente l'opercolo impazzito della sua bocca: ora sembrava un'enorme, grassa pianta carnivora.
Raggiunsi l'aratro e senza ragionare oltre lo afferrai per i manici, lo girai verso l'obiettivo e cominciai a spingere di corsa, come Ulisse che fingeva di aver perso la ragione per non dover andare alla guerra: solo che io, forse, l'avevo persa per davvero la ragione.
Magari cercò di abbracciare anche il vomere. Fatto sta che l'impatto fu tremendo, il suono di membra lacerate mi ferì le orecchie al pari dell'urlo gutturale che le scaturì dall'opercolo. Mentre terminavo la mia folle corsa, a poco a poco rinsavii: cosa avevo fatto? Cosa avrebbe detto Eva, del folle scempio che avevo fatto di sua sorella?
Mi voltai verso Ponga, timoroso di contemplare il mio luttuoso operato. Mi trovai a scrutare con gli occhi sgranati uno spaventoso ammasso gorgogliante di carni flaccide e sangue, che tremolando si squagliava in cerchi concentrici di grasso acido. Mi venne in mente una scena terribile del film "La Cosa", che non mi aveva fatto dormire per settimane.
Dall'interno del frullato lipidico emerse qualcosa. Qualcosa che non mi avrebbe fatto dormire per anni.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ema, lo sanno anche le pietre che i peperoni fritti a cena fanno fare bruttissimi sogni :-)
Comunque la stoffa asimoviana c'è. Postane qualche altra del genere!!! Sono, alla fine riuscito a metterti tra i preferiti.
Guisito

Ema ha detto...

e ti credo, mi hai fatto cambiare blog provider! ;)
Ad ogni modo sappi che ce n'è già un altro in canna. Asimov non è mai stato così morboso in realtà, ma grazie per la stoffa.... proverò a cucirci qualcosa di interessante.

Ema ha detto...

ah una cosa. Per lasciare il nome, seleziona "nome/URL" prima di spedire il commento, e poi scrivi solo il tuo nome (o se vuoi, nel campo "url", l'indirizzo del tuo blog). Così non figurerai anonimo.

Guisito ha detto...

Hai capito che,come blogger sono una capra, eh!? Grazie per i consigli. Ti ho messo due volte sul blogroll, ma cliccandoci su non entro in questo post, e chi sa dove vado a finire!